Artide 2040: la fine dei ghiacci

2040 Aaronne Colagrossi
Canada artico, orso polare (Ursus maritimus)

A nord del Circolo Polare Artico il nostro pianeta è coperto da una massa equorea gelata per gran parte dell’anno: l’Artide.

Questa massa gigantesca, un oceano appunto, non perdona; ma oggi, e nel prossimo futuro, si prospetta un periodo oscuro per l’Artide.

Dalla caccia ai suoi animali, alla ricerca di un passaggio navigabile, fino all’ossessione per la conquista del Polo, l’Artide è stata sempre irresistibile, ma anche spietata.

Stando a quanto afferma la comunità scientifica internazionale, tra il 2030 e il 2050 questo “Mondo Perduto” sparirà per sempre (in termini di tempi umani, non geologici).

Nei prossimi anni assisteremo a un quasi annullamento di questa barriera ghiacciata nel periodo estivo, cosa che, come capirete, favorirà lo sfruttamento delle risorse e l’apertura di nuove rotte di navigazione.

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Artide

Tutto ciò avrà conseguenze sugli umani e sul regno animale. E’ inevitabile! Non è tutto: questa nuova attività potrebbe anche accelerare i cambiamenti climatici.

La tendenza al declino dell’ampiezza della banchisa polare varia da stagione in stagione, da mese a mese. Questo è chiaro. Tuttavia la tendenza è visibile nei dati. Dal 1979 al 2018, per esempio, l’estensione in milioni di chilometri quadrati è passata da 7,05 a 4,71. Le proiezioni del trend portano a 0,60 nel 2050: una catastrofe annunciata.

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Ghiaccio marino

2040: Occhi sul ghiaccio

Entro la metà del secolo le estati artiche saranno abbastanza calda da favorire la fusione di gran parte della calotta artica.

In questo scenario il mare di Bering sarà libero dai ghiacci per gran parte dell’anno. Le alghe che crescono sul ghiaccio sostengono già adesso una catena alimentare che arriva sino ai pesci e alle balene. Queste alghe rischiano di sparire, portando in rovina la catena alimentare.

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Una nave rompighiaccio apre la strada a un mercantile.

I giacimenti a nord del mare di Bering sono ricchissimi e la nuova rotta marittima sarà completamente libera dalla calotta artica. Nel 2017 una nave ha percorso una di queste rotte senza l’ausilio di rompighiaccio.

Secondo gli scienziati l’Artide potrà dirsi libera dai ghiacci quando rimarrà solo un milione di chilometri quadrati di ghiaccio estivo. L’ultimo a sparire sarà il ghiaccio groenlandese.

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Groenlandia settentrionale

La Groenlandia rappresenta un vero e proprio enigma nel panorama del futuro Artide. Ci sarà ancora ghiaccio? Forse sì, perlomeno nei settori settentrionali, nonostante dagli anni ottanta il tasso di fusione si sia sestuplicato.

I grandi laghi canadesi e siberiani, dove ancora si svolge la pesca sul ghiaccio, saranno liberi entro il 2040, ciò comporterà fioriture di alghe dannose per tutto l’ecosistema.

Permafrost: minaccia nascosta

L’estensione media della calotta artica nel mese di settembre lambisce le belle e selvagge Isole Svalbard. Prosegue a est, verso il mare di Barents (65% del petrolio russo) e il mare di Kara (91% delle riserve di gas russo), e ancora vero la Siberia orientale. Per poi passare al Nord America, dal Canada sino all’isola Vittoria e all’isola di Baffin e al Passaggio a Nord-Ovest.

Il problema principale è il permafrost e la sua fusione a causa del riscaldamento globale. Si sta vedendo, infatti, che il permafrost fonde più rapidamente del previsto, durante la fusione rilascia anche dei gas, che vanno nell’atmosfera e accelerano il cambiamento climatico.

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Permafrost, veduta estiva della Siberia.

Da un punto di vista di tempi geologici, la fusione del permafrost sta avvenendo praticamente dal giorno alla notte. La fusione rilascia metano nell’atmosfera, soprattutto nel bedrock (roccia madre) dei grandi laghi artici.

Stiamo parlando di miliardi di tonnellate di metano libere nell’atmosfera. Persino i modelli climatici hanno difficoltà a quantificare la reale minaccia.

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Permafrost, sezione del suolo

In Siberia si è visto che il permafrost, che mediamente scioglieva di qualche centimetro all’anno tra una stagione e l’altra, ora fonde fino a 3 metri nel giro di pochi giorni, creando zone umide laddove un tempo vi erano zone subartiche. Ciò si traduce in 1600 miliardi di tonnellate di carbonio che rischiano di essere rilasciate nell’atmosfera.

Cosa succede nello specifico?

La tundra delle regioni dell’Artide va in fiamme. Gli incendi estivi sono molto più frequenti in Siberia, a causa del clima più caldo. Il loro calore tra l’altro aumenta la fusione, degradando rapidamente il permafrost sottostante.

Le frane da fusione sono in aumento. Quando fonde vicino a una collina, o a un corso d’acqua, il permafrost può innescare una frana, che espone altro permafrost alle condizione aeree, che naturalmente aumentano a loro volta il processo di fusione di altre superfici.

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Problematiche ambientali legate alla fusione del permafrost

I laghi che gelavano durante la stagione invernale, oggi restano in parte in forma fluida. Tale situazione permette ai microbi di alimentarsi di materia organica tutto l’anno. Ciò significa un aumento dei gas serra.

L’aumento di vegetazione favorisce in grandi erbivori come l’alce, ma anche il castoro è presenza abituale ormai. Il piccolo e laborioso castoro costruisce dighe che, di fatto, aumentano il processo di fusione del permafrost.

Tutto ciò si traduce in una rivoluzione totale del paesaggio nell’arco di poche decadi temporali.

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Alce (Alces alces)

Artide: corsa alle risorse

In passato l’Artide è stata sempre considerata un mondo impenetrabile, lontano, mitico e pericoloso. Tuttavia adesso le cose sono diverse: questa macro regione sta assumendo sempre maggiore importanza strategica mondiale.

Le otto nazioni che circondano la regione artica si battono per rivendicare e difendere i loro diritti sull’area. Come ben capirete, la regione rimane una delle più difficili del pianeta dove esercitare diritti e potere.

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Artide politica e basi principali

Stati Uniti e Canada organizzano continue esercitazioni militari in ambienti estremi per prepararsi a un’eventuale guerra. La Russia possiede la più grande flotta di rompighiaccio del pianeta, e la Cina non è uno spettatore muto.

Le navi rompighiaccio, che consentono ad altre navi di seguire la loro scia, sono essenziali per poter esercitare il loro potere sull’Artico.

Come dicevo la Russia possiede la più grande flotta di rompighiaccio di stazza media e leggera, ma anche la Cina sta investendo in cantieri navali di questo tipo. Gli USA posseggono una sola nave, ma di tipo pesante, e adoperata in Antartide per lo più.

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Rompighiaccio – icebreaker

Strutture strategiche in Artide

Il Consiglio Artico include gli otto stati che affacciano sull’oceano e i suoi territori. Di questi stati, solo l’Islanda non ha un rompighiaccio. Poi ci sono i paesi osservatori del Consiglio, tra cui l’Italia, con una rompighiaccio attiva.

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Base artica americana di scienze marine, la U.S. Naval Research Laboratory (NRL)

Ogni nazione ha giurisdizione sulle risorse naturali del fondo marino che non distano più di 200 miglia dalla costa. E qui entra in gioco la forza della geografia. La Russia è nella miglior posizione per dominare sull’Artide. La rotta del Mare del Nord, strategicamente importante, abbraccia tutta la sua costa settentrionale.

La Russia, altresì, rivendica delle porzioni di fondale oceanico ben distanti dalle duecento miglia consone. In particolare i russi rivendicano le dorsali oceaniche (montagne e vulcani sottomarini) di Lomonosov e Mendeleev. I russi le reclamano in virtù del fatto che, secondo loro, facciano parte della piattaforma continentale euroasiatica, quindi facenti parte, di diritto geografico, nei territori russi; queste due dorsali, inoltre, abbracciano anche il Polo Nord geografico.

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DEM digitale del fondo dell’oceano Artico

Sempre i russi risultano in vantaggio per numero di basi lungo la costa settentrionale e per numero di militari a disposizione.

Canada e Russia, inoltre, stanno costruendo porti per il rifornimento di carburante e il movimento di merci e truppe. In particolare il Canada tiene d’occhio il Passaggio a Nord-Ovest, reso navigabile dalla fusione dei ghiacci. I canadesi rivendicano diritti su 1,2 milioni di chilometri quadrati di territori dell’Artide, contestando le rivendicazioni russe.

Il futuro del ghiaccio, e di chi lo vive, è a dir poco incerto.

Aaronne Colagrossi

Fonti: National Geographic.

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