Africa avvelenata

Africa

Pesticidi e veleni di varia natura stanno avvelenando i territori dell’Africa. Ma non solo: stanno decimando la fauna selvatica.

Durante questa pandemia del Covid, parlare del dicembre 2017 è come parlare di un secolo fa, eppure sono passati solo tre anni. In quelle settimane, in Africa, alcuni leoni stavano decimando la popolazione di capre e vacche della regione dell’Osewan, in Kenya. Poi gli allevatori hanno esaurito la pazienza…

I capi clan dei Maasai replicarono al Kenya Wildlife Service (di seguito KWS) che erano stufi e che sapevano uccidere i leoni, loro. E non si riferivano solo alle lance che i Maasai sanno brandeggiare molto bene nella caccia, ma anche al veleno, che sanno usare altrettanto bene.

Maasai

Fu così che durante quelle riunioni incattivite si decise di spostare i leoni nello Tsavo West (Parco Nazionale). Spostarli fu semplice, i ranger utilizzarono un richiamo registrato di cucciolo di bufalo cafro, un suono irresistibile per i grossi felini. Erano tre, due giovani maschi e una femmina, la prima a essere sedata. Tuttavia è un grosso rischio spostare dei leoni senza farli acclimatare prima, c’è il pericolo concreto che altri branchi di felini li aggrediscano e li uccidano. Ma il KWS fu lapidario: “Vogliamo dargli una seconda possibilità”.

Tuttavia gli allevatori usarono anche alcune capre come esca, cospargendone il manto di veleno. Nel gennaio del 2018 i ranger trovarono due carcasse di leoni in decomposizione, alcune iene e un numero svariato di avvoltoi. Sì perché a morire non sono solo i felini, ma anche altri animali.

Leone ucciso dal veleno in Kenya

Oggi, nel 2020, in tutta l’Africa il veleno viene usato ancora per uccidere, persino a scopo alimentare, anche se l’impatto sulla salute umana non è proprio chiaro. Non solo: gli elefanti e i rinoceronti sono altre ambite prede. Il veleno non è rumoroso come le fucilate e i bracconieri possono seguire pazientemente gli animali fino a quando si accasciano privi di vita.

Il veleno e i pesticidi sono usati anche per la guerra tra animali selvatici e allevatori. In genere usano pesticidi per raggiungere lo scopo (costano poco e si trovano più facilmente), che è comunque veleno per un leone, una iena e persino per un elefante che ha osato distruggere un raccolto. Gli avvelenamenti per rappresaglia in Africa sono nella quotidianità in qualsiasi luogo, praticamente.

Zambia, elefante ormai in decomposizione e avvelenato dai bracconieri

Il rapido sviluppo industriale e urbano sta togliendo spazio alla natura, questo è chiaro, non solo in Africa. La sola popolazione del Kenya è destinata a raddoppiare entro il 2050, arrivando a 80 milioni di abitanti.

Tutto ciò si traduce con il fatto che in Africa in generale, le terre intorno ai grandi parchi stanno diventando inospitali per la fauna selvatica. Per gli elefanti e gli altri animali di grossa taglia che hanno bisogno di migrare da una zona all’altra, è un vero disastro.

Tutta l’Africa subsahariana è interessata da questo orrendo fenomeno. La perdita di habitat costringe uomini e animali a scontrarsi e a competere per le stesse aree. Contadini e allevatori reagiscono con veleni, come il carbofurano, uno dei pesticidi più tossici e vietato, o limitato, in Canada, Unione Europea, Australia, Cina e Stati Uniti.

Perché si abusa di pesticidi?

I pesticidi vengono aggiunti alle carcasse lasciate all’aperto per attirare gli animali selvatici, ma anche buttati in semplici pozze d’acqua. L’abuso comunque avviene per quattro motivazioni principali: la prima è la protezione del bestiame dai predatori, la seconda per scopi commerciali legati ad avorio e pelli (di cui la Cina ne è principale responsabile), la terza è per scopi alimentari (carne venduta senza rendere noto che è avvelenata) e la quarta è per salvaguardare i raccolti (gli elefanti sono il bersaglio principale).

Il carbofurano

Sostanzialmente la strage in Africa è iniziata per grandi linee tra gli anni 70 e gli anni 80, quando gli allevatori hanno scoperto che questi nuovi veleni sintetici (in Kenya si utilizzava il veleno della pianta Acokanthera). In un qualche punto di queste ultime decadi qualcuno ha pensato di incominciare a usare questi veleni sintetici anche per cacciare di frodo.

Nell’ultima decade un nuovo veleno si sta facendo avanti: il Marshal. Si tratta di una sostanza rosa ed è stata rilevata su carcasse destinate ad attirare i predatori africani. Il Marshal contiene un basso contenuto di carbofurano, ma è pur sempre tossica.

Storia del Big Cat Diary

Nel 2015 il branco di leoni Marsh, comparso nella famosa serie della BBC, uccise diversi capi di bestiame. In risposta gli allevatori avvelenarono delle carcasse, una leonessa morì quasi subito, una seconda, gravemente indebolita, fu fatta a pezzi dalle iene, un maschio indebolito fu calpestato dai bufali e un veterinario del KWS gli praticò l’eutanasia. Una strage, insomma.

Una leonessa con tre cuccioli del branco Marsh

Quella del branco Marsh è una delle tante, ma ce ne sarebbe da fare un romanzo degno di Wilbur Smith. In Kenya, ma anche in altri paesi africani, i parchi nazionali soffrono per mancanza di personale, di carburante, di veicoli e di formazione dei dipendenti.

Ma chi ne fa le spese sono solo gli animali selvatici, fino a quando non ci sarà più niente da avvelenare, purtroppo.

Aaronne Colagrossi

Forse possono interessarti anche questi miei articoli: Botswana, Cascate Vittoria, Sudafrica.

Fonti: National Geographic, BBC.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »