IN TRENO OLTRE LE FORESTE

In treno oltre le foreste Aaronne Colagrossi Luciano Baccaro

In treno oltre le foreste è un’avventura, nel più ampio senso del termine; vagare per quelle terre desolate e ghiacciate, condite da città medievali ricche di storia è stata una delle più belle esperienze che abbia mai fatto. Non me la sarei persa per niente al mondo…

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Coautore Luciano Baccaro – Sito

 

 

… Dal mio taccuino… Temperatura: -10°C…

Il paesaggio è piatto e rosso, il sole si solleva lentamente come un disco insanguinato, filtrando attraverso i vetri sporchi del treno, i paesi che attraversiamo sono immersi nell’alba, i comignoli delle case disegnano colonnine di fumo laddove si accende il camino per riscaldarsi.

Un tappeto nuvoloso carico di neve sembra fungere da tetto al nostro viaggio, la ferrovia vibra sotto il pesante treno, portandoci attraverso la porta dei Carpazi.

Il panorama cambia abbastanza velocemente, dalle aree di pianura, alle colline foderate di boschi sconfinati. Dopo un’ora e mezza la valle si stringe e il treno è risucchiato nella stretta gola di roccia, come fosse la bocca di un mostro, mi sembra la scena di un film degli anni trenta, anzi ricorda molto la sequenza di Dracula di F.F. Coppola, quando Harker scrive il diario sul treno, mentre attraversa le montagne carpatiche.

Sinaia appare come un fantasma nella valle di Prahova, avvolta dalle foreste dei Carpazi meridionali, luogo che potrebbe richiamare antichi avventurieri e romantici in cerca d’ispirazione. Non a caso Sinaia è conosciuta anche come la “perla dei Carpazi”.

Scendiamo dal treno, ma la sensazione è come quella di entrare in una cella frigorifera con il solo costume indosso. La stazione è un gigantesco salone gelido, affollato di turisti trogloditi e famigliole imbottite in tute da neve in stile anni settanta.

Tra i chicchi di neve, ora fitti come riccioli di una donna, scandagliamo il paesaggio polare che ci circonda. Ci immettiamo nella strada principale e poi nel piccolo centro storico dalle strade ghiacciate: un piccolo bar fa da cornice a questo momento di relax. La cameriera del minuscolo locale è bellissima, con lunghi capelli corvini e occhi magnetici. Ordiniamo il caffè bollente e la ragazza, gentilissima tra l’altro, ci offre anche dei biscotti fatti da lei. L’atmosfera è accogliente.

In Treno Oltre Le Foreste

Un uomo dal peso di circa centoquaranta chili ci sorride, ha una barbetta bianca e i capelli ricci. Ci parla in italiano: ci ha riconosciuto. È il proprietario del locale.

Gli stranieri hanno questa capacità di riconoscere gli italiani in mezzo a diecimila persone. Mi è capitato all’aeroporto Tambo, a Johannesburg, dove ogni anno passano diciotto milioni di turisti; insomma mentre mi controllavano la carta d’imbarco per il Botswana, un nero mi dice: «Si vieni avanti!». In lingua italiana. Gli chiedo come diavolo ha fatto a capire che ero italiano quando non avevo nemmeno aperto bocca. Mi replica che si vedeva dall’aspetto. «Siete diversi dagli altri!» aggiunge. Rimango stupefatto.

L’omaccione rumeno è la copia sputata di John Goodman ne Il grande Lebowski, gli mancano solo gli occhiali a goccia antiriflesso. Ci racconta un po’ della sua vita, le nostre bocche riprendono colore con il caffè caldo. Rudy, questo è il suo nome. Luciano gli chiede come se la passasse ai tempi di Ceauşescu.

Rudy fa una smorfia strana, come se avesse infilato la testa in una busta di melanzane marce: «Dipende». Replica, poi aggiunge: «Lavoravamo tutti, per certi versi si stava bene, la paga era bassa però, tuttavia nessuno poteva lasciare la Romania. Ricordo che qui a Sinaia c’era tantissimo turismo».

«Di più rispetto ad adesso?» interrogo.

«Sì più di adesso. Venivano tantissimi tedeschi, italiani (da Milano soprattutto), francesi e polacchi.»

Io e Luciano rimaniamo stupefatti.

Rudy riprende con il suo parlare lento da cantastorie: «Avevo un amico di Milano che spesso veniva qui per la settimana bianca. Un giorno, dopo che c’eravamo salutati, fui arrestato dalla polizia». Fa una pausa ad affetto, rubando tutta la nostra attenzione. Continua.

«Volevano sapere in che rapporti mi trovavo con quell’italiano. Io faccio il vago. Uno degli sbirri mi dice che quello era un giornalista de “La Stampa”. Gli sbirri volevano che quando lo avessi incontrato nuovamente avrei dovuto farlo parlare, per poi riferire tutto alla polizia locale. Anche fesserie varie.»

Io e l’amico immagazziniamo la notizia.

«Hai mai provato a scappare dalla Romania?» chiedo, centellinando la bevanda bollente.

«Tre volte. La prima verso l’Ungheria, ma mi hanno arrestato, volevano torturarmi. La tortura del cuoio capelluto, te lo strappavano lentamente, come gli indiani.»

Faccio una smorfia di disgusto. Ci dice che la volta buona è stata la terza, ma dopo anni di viaggio in giro per il mondo ha deciso di rientrare per vivere tranquillo, aprendo il bar.

Ringraziamo calorosamente Rudy, che ci indica come raggiungere la zona vecchia. Ci inerpichiamo per la salita ghiacciata, un cartello marrone con una scritta bianca indica: Castelul Peleş.

In treno oltre le foreste (Breve Estratto)
Bambini che giocano sui Carpazi – 2042 mt quota.
 ISBN 979-12-200-1955-2

retrocopertina – Trama

Sul finire del 2015 i due amici decidono di intraprendere un viaggio. La Romania balza subito all’occhio come una perla in un’ostrica; una terra misteriosa rimasta incastonata nella Vecchia Europa.

Dalle pianure che bordano il Mar Nero sino alle montagne dei Carpazi, che circondano la Transilvania come un gigantesco anello di pietra, si ha una vastità di paesaggi e culture rimasti, molto spesso, bloccati nel tempo dell’evoluzione moderna. La Romania è una terra che ha ispirato molte persone: imperatori, scienziati, scrittori, naturalisti, reporter, politici. E chi più ne ha, ne metta.

Dopo alcuni giorni a Bucarest, rimasta sospesa tra antico e moderno come una bellissima fata in un bosco, gli autori salgono sul treno: rotta a nord, attraverso i Carpazi, nel cuore della Transilvania.

Inizia così un’avventura, un vero divisorio dal caos moderno: come tornare indietro nel tempo.

I due viaggiatori, armati di zaino in spalla, scarponi, macchina fotografica e taccuino, si addentrano in queste lande incastrate tra i Carpazi.

 

Aaronne Colagrossi

 

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