Presentazione Trilogia dei Pirati

Cari amici, ho realizzato questo nuovo montaggio del video della presentazione della Trilogia dei Pirati, con audio migliorato e diapositive in sovraimpressione, così che possiate seguirlo meglio, rispetto alla diretta che feci sulla mia pagina facebook. Per qualsiasi domanda lasciatemi un commento oppure scrivetemi in privato a info@aaronnecolagrossi.com.

Di seguito i link della trilogia ebook su amazon; per chi la volesse cartacea e scontata rispetto al prezzo amazon (con dedica), mi contatti sempre in privato a info@aaronnecolagrossi.com

Intervista per il Gruppo Facebook “Io Leggo Il Romanzo Storico”

Linda bertasi e alcuni membri del gruppo intervistano Aaronne Colagrossi in merito alla sua trilogia di romanzi storici sulla pirateria.

 

LINDA BERTASI: Partiamo dalla STORIA, da dove nasce questa tua passione?

Nasce dal fatto che ho sempre amato leggere e apprendere quanti più dati possibili sulla storia dell’uomo. Ma nella mia vita non amo solo la storia, c’è anche la passione per le scienze e il mare.

LINDA BERTASI: EDITING, a chi ti affidi?

Ho un editor che si occupa di ciò che scrivo, specialmente in campo nautico. Inoltre, per ogni libro che scrivo, organizzo un gruppo di lettura che analizza la storia a fondo.

LINDA BERTASI: RICERCA, fondamentale in uno storico. Quale iter segui?

Bibliografia anglosassone, principalmente, ma anche italiana. Per la trilogia sulla pirateria ho eseguito uno studio bibliografico durato quasi tre anni, sia da un punto di vista geopolitico sia nautico e delle sue tecniche.

LUCIA SCARPA: Buongiorno! Volevo chiedere: quanto contano i personaggi secondari nelle tue storie? La caratterizzazione dei personaggi rimane uguale all’idea originale o varia durante la scrittura? Grazie!

Contano tantissimo, e ne tengo grande considerazione. la caratterizzazione rimane pressoché simile. Nel caso di Inferno Blu Cobalto, una storia molto lunga (640 pagine per tre anni di eventi narrati), vi è una certa evoluzione nei personaggi, tutti.

GIANCARLA ERBA: Buongiorno Aaronne. Ascolti musica quando scrivi? Se sì, quale?

Assolutamente sì, sia colonne sonore sia rock-blues, come anche classica, amo moltissimo anche il Bolero di Ravel. Non riuscirei a scrivere senza musica, praticamente.

GIANCARLA ERBA: Qual è il casus belli che ti spinge a scrivere una storia?

Dipende. L’ultima storia sulla pirateria (Pirati Sotto Scacco) è nata mentre guardavo le immagini del museo di antropologia di Cartagena De Indias in Colombia. Un’altra nacque da un incubo e mi svegliai, scrivendo sul taccuino l’idea. Ho sempre un taccuino dove scrivo immediatamente tutto quello che mi passa per la testa.

GIANCARLA ERBA: Meglio romanzi o saggi?

Preferisco romanzi, mi piace creare e leggere nuovi mondi, per così dire.

GIANCARLA ERBA: Quando scrivi come ti organizzi? Sei metodico o aspetti di essere ispirato?

No sono metodico. Scrivo tutti i giorni, generalmente un capitolo al giorno e rileggo i precedenti per eventuali correzioni.

FLAVIA GUZZO: Buongiorno Aaronne, e complimenti per la tua produzione! Casa editrice o self-publishing, e perché?

Grazie Flavia. Il primo romanzo fu con una casa editrice media di Verona, Poi decisi di sperimentare Amazon con un racconto e mi trovai bene, così decisi per il self-publishing. 

ALESSANDRA LEONARDI: Ciao, qual è il tuo periodo storico preferito?

Il periodo tra il 1630 e il 1730, Indie Orientali e Occidentali, ma anche la guerra di Secessione Americana è tra i miei periodi preferiti.

PITTI DU CHAMP: Ciao Aaronne. Un periodo e un luogo del quale non scriveresti mai?

Non ce ne sono, in realtà qualsiasi periodo è un potenziale candidato per una mia storia.

PITTI DU CHAMP: Non ho ancora letto niente di tuo. Come si strutturano i tuoi libri? Hanno solo un’ambientazione storica o fatti storici realmente accaduti che fanno da colonna? E ci sono apparizioni di personaggi storici vissuti oppure son tutti di fantasia? Grazie.

Ho studiato varie tecniche per la strutturazione di un romanzo di azione e avventura. I miei modelli sono Clive Cussler, Michael Crichton e Wilbur Smith. Ma ho studiato anche quelle di Stephen King e della coppia Preston&Child. Nella trilogia sulla pirateria molti fatti citati sono realmente accaduti, come anche alcuni personaggi.

LINDA BERTASI: Parliamo del romanzo Inferno Blu Cobalto. Input, personaggi, ambientazione, tematiche e messaggio?

Volevo scrivere la storia di un uomo e delle sue vicissitudini per la salvezza, ecco come nacque questo romanzo, ma volevo fosse ambientato sul mare. I personaggi sono di fantasia, ma ci sono anche personaggi realmente esistiti e le vicende si basano in parte sulla storia di William Dampier. Il messaggio è la possibilità di cambiare in una persona, una cosa molto difficile da fare.

GIANCARLA ERBA: Autori che ti ispirano?

Joseph Conrad, Clive Cussler, Michael Crichton, Stephen King, Wilbur Smith, H.P. Lovecraft, E.A. Poe, Emilio Salgari, Preston&Child, Patrick O’Brian, Valerio Evangelisti, Peter Benchley e tanti altri.

GIANCARLA ERBA: C’è un libro che vorresti aver scritto?

Sì: Jurassic Park.

GIANCARLA ERBA: E uno che sei felice di NON aver scritto?

Oddio non mi viene.

GIANCARLA ERBA: Qual è il momento migliore per scrivere per te, di giorno o di notte?

In genere scrivo la mattina, o il pomeriggio, talvolta entrambi. Tuttavia ho notato che d’estate sono meno produttivo.

LINDA BERTASI: La tua passione per subacquea e squali sono mai stati fonte d’ispirazione?

Sì assolutamente, e  parecchio anche. Il primo romanzo è iniziato grazie alla mia passione per gli squali, se non l’avessi avuto, probabilmente non avrei mai iniziato a scrivere seriamente.

LINDA BERTASI: Pirateria, perché?

Ho sempre amato questo periodo storico, ma volevo conoscere a fondo anche le motivazioni che portarono a questa epopea, così feci un lungo studio bibliografico e iniziai a scrivere Inferno Blu Cobalto e Capo Tiburon.

LINDA BERTASI: Il tuo pensiero sul self-publishing?

Mi trovo benissimo, soprattutto con Amazon. Uso abitualmente tre piattaforme e devo dire che hanno sempre risolto i problemi che potevano presentarsi. Inoltre il sistema promozionale è davvero ottimo.

LINDA BERTASI: Il tuo rapporto con i social e l’auto promozione?

All’inizio non è stato facile, ma ora sto cercando (e riuscendo) di coltivare il mio pubblico creando un triangolo tra Amazon, Facebook e il mio sito WordPress. Si tratta di un lavoro continuo e costante, il pubblico non si crea in un giorno, nemmeno in un mese. La mia pagina autore FB è attiva dal 2012 con più di duemila iscritti.

LINDA BERTASI: Nei tuoi romanzi coniughi eros e storia?

Certamente, lo trovo molto reale e necessario. I personaggi apparirebbero piatti altrimenti.

GIANCARLA ERBA: Quanto ci metti della tua persona nei tuoi personaggi?

Diciamo che c’è un pezzo di me un po’ in tutti i personaggi.

GIANCARLA ERBA: Scriveresti un romanzo su commissione? Magari su un tema che non ti piace troppo?

Non saprei, in effetti forse avrei dei problemi, però mi piacerebbe provare.

GIANCARLA ERBA: A proposito: ci sono altri generi oltre lo storico-avventuroso che apprezzi e ai quali ti vorresti approcciare come scrittore?

Certo, ho scritto anche diari di viaggio e sto pianificando un thriller, quindi sì e spero di farlo anche presto.

LINDA BERTASI: Parlaci un po’ anche degli altri tuoi storici.

Dunque, i tre romanzi storici sono sulla pirateria, il primo è Capo Tiburon, basato su eventi reali avvenuti ad Haiti nel 1635, dove un gruppo di pirati, guidati da Pierre Le Grand, attaccò un galeone spagnolo. Il secondo è Inferno Blu Cobalto, l’odissea del comandante Knight e dei sui uomini su tre oceani per sfuggire alla perfidia inglese, ambientato nel 1666 e basato su eventi reali. Il terzo è Pirati Sotto Scacco, anche questo basato su eventi in parte reali, in particolare lo sterminio del popolo Cueva da parte dei Conquistadores.

PATRIZIA INES ROGGERO: Solo pirati o anche corsari? Questi ultimi ti affascinano in egual modo?

Sì, diciamo che mi affascinano le storie alla Patrick O’Brian per intenderci, poi in realtà le differenze tra i primi e i secondi erano solo le lettere di marca e, talvolta, titoli nobiliari che permettevano a nobili di armare navi per la guerra corsa in determinati periodi, un po’ come nel ciclo dei Courteney di Wilbur Smith.

LINDA BERTASI: Ruba un personaggio storico e inseriscilo in un tuo romanzo. Chi scegli?

Sir Francis Drake, spero di scrivere qualcosa su di lui in futuro.

LINDA BERTASI: Sali sulla macchina del tempo e scegli destinazione e epoca. Dove sei finito?

Sceglierei la Port Royal del 1660. Giamaica.

LINDA BERTASI: Cena con un autore del passato. Chi scegli?

Joseph Conrad, idolo supremo.

LINDA BERTASI: La difficoltà maggiore quando scrivi?

L’accuratezza storica, sono un maniaco dei dettagli e non mi piace tralasciare cose o fatti.

LINDA BERTASI: La scena più complicata da scrivere?

Le sequenze navali, soprattutto la precisione nelle manovre nautiche.

LINDA BERTASI: Il romanzo a cui sei più legato tra i tuoi?

Megalodon, il predatore perfetto.

LINDA BERTASI: Il romanzo storico in cui vorresti vivere?

Il corsaro nero.

LINDA BERTASI: Reportage. Pregi e difetti?

Bellissimi, ma sono per un pubblico più selezionato; in genere ho notato che chi legge reportage non ama molto i romanzi.

DAVIDE CARLINI: Buongiorno. Perdonate l’ignoranza, mi potete spiegare nel dettaglio cosa intendete per reportage?

Tecnicamente sarebbe un servizio giornalistico, però si può intendere anche una sorta di diario di viaggio corredato da foto e testi.

LINDA BERTASI: Il luogo tra quelli visitati, che porti nel cuore?

L’Africa, mi è rimasta davvero nel cuore.

SONIA MORGANTI: Quanto il tuo background culturale e professionale orienta il tuo approccio alla narrazione e alla ricerca? La forma mentis del geologo aiuta ad analizzare nella profondità i fatti e i personaggi?

Sui personaggi in parte, ma sugli aspetti geografici e le ambientazioni moltissimo, perché avendo nozioni su un po’ tutto il globo riesco a districarmi in parecchi ambiti, sia in terra sia in mare.

LINDA BERTASI: Perché scrivi?

Perché mi fa stare bene, lo trovo molto terapeutico quasi; è forse una delle cose più belle che ho scoperto.

LINDA BERTASI: Tre aggettivi per definire il libro Inferno Blu Cobalto?

Seducente, nobile, imponente.

LINDA BERTASI: Tre motivi per leggerlo?

Principalmente vi sarebbe la conoscenza storica di un periodo molto oscuro, sotto molti aspetti. Poi il libro ha visto un editing nautico, quindi gli appassionati di mare potranno trarne solo beneficio. Inoltre la storia narrata si districa in molteplici ambientazioni, molti lettori lo hanno trovato affascinante.

LINDA BERTASI: Progetti futuri?

Sto scrivendo il seguito di Inferno Blu Cobalto, ambientato nella seconda guerra mondiale e intitolato provvisoriamente Guerra Blu Cobalto, sostanzialmente un gruppo di archeologi prosegue sulle orme del comandante Knight, ma non voglio svelare altro. Poi in parallelo sto scrivendo un diario di viaggio subacqueo, intitolato provvisoriamente Avventure nel Mar Rosso, dove abbiamo fatto immersioni con gli squali, ma è stata una grande avventura subacquea sotto vari aspetti, volevo raccontarla.

GABRIEL WOLF: Ciao Aaronne, è un vero piacere per fare la tua conoscenza, anche io condivido l’amore per il mare, la biologia marina e le immersioni subacquee, nonché il fascino per quella magnifica e spaventosa creatura che è il C. megalodon, a questo punto vorrei chiederti se nei tuoi romanzi mantieni sempre e comunque un rigido rigore scientifico oppure ti piace indulgere anche a ipotesi più avventate e meno ortodosse, se questo può essere funzionale per la trama?

Il piacere è mio credimi. Diciamo che mi piace ancorare le storie a elementi reali, nel caso scientifico la faccenda si complica, tuttavia nel caso di Megalodon qualche licenza me la sono presa, senza esagerare però, come avvenne nel romanzo di Steve Alten. La nuova edizione di Megalodon sta riscuotendo già un certo successo.

GIUSY MARRONE: Buongiorno, hai degli interessi molto variegati, cosa molto importante per uno scrittore, secondo me. Quale genere letterario ti permette di più di approfondire le tue passioni?

Grazie Giusy, sì sono parecchio curioso. Mi piace approfondire molteplici aspetti, diciamo che il genere avventura stricto sensu è quello che mi piace di più, ma ce ne sono tanti. Amo anche i saggi tecnici su determinati argomenti, scientifici e storici, che mi permettono di approfondire i più disparati argomenti, dalle tecnologie sottomarine al meccanismo di sparo di uno Spencer del vecchio West.

LAURA CIALE’: In percentuale, quanto prevale il vero sulla fantasia nei tuoi libri?

Ciao Laura, diciamo 70% fittizio, 30% vero. Nel caso di Capo Tiburon, esso è basato interamente su un evento storico ben preciso, che ebbe luogo in una notte, quindi in quel caso 90% vero, 10% fittizio.

TIZIANA LIA: Ciao Aaronne, ho letto alcune tue risposte e la coniugazione eros e storia mi piace molto. Se dovessi abbandonare per una volta lo storico, che genere ti piacerebbe tentare? Grazie infinite.

Ciao Tiziana, sì sto programmando un libro su un serial killer in Italia e un poliziesco, quindi mi piace sperimentare vari generi, non mi piace chiudermi in una nicchia, d’altronde ho sperimentato anche il reportage di viaggio, con buoni risultati (non eccessivi) e un techno-thriller su una spedizione abissale (Megalodon). In più sto lavorando a una sceneggiatura horror, ma al momento il progetto è un po’ arenato per mancanza di tempo materiale.

DAVIDE CARLINI: Mi piacerebbe fare una domanda pratica al signor Colagrossi, ma anche il parere di qualche altro gentile appartenente al gruppo sarebbe gradito: ripercorrendo le rotte di corsari e pirati, quale sarebbe la destinazione più suggestiva, ricca di riferimenti, di testimonianze e di resti materiali in giro per il mondo?

I luoghi sono tantissimi, certamente per l’epopea della pirateria ci sono le Indie Occidentali, come Giamaica, Tortuga, Petit-Goave, Bahamas, Roatan, Saint kitts, Cartagena de Indias, South Carolina e tanti altri. Poi ci sono le indie Orientali, Madagascar, per esempio. Poi c’è tutta l’area del Mediterraneo e la costa nordafricana, sino alla Turchia.

DAVIDE CARLINI: Se non fosse sprofondata in mare, Port Royal sarebbe ancora un luogo carico di fascino e atmosfera? Ho fatto qualche ricerca sull’isola di Tortuga, ma sembra che le tracce rimaste siano quasi del tutto cancellate. Luogo quasi rimasto incontaminato ma molto difficile da approcciare immagino.

Verissimo, su Port Royal ti consiglio questo mio articolo (Clicca). Sulla Tortuga invece ti consiglio questo (Clicca).

MACRINA MIRTI: Ciao Aaronne, sono una vecchia signora, quindi ti do del tu. Hai parlato dei pirati nel Mediterraneo. Hai mai pensato a una storia alto-medioevale? Ho scoperto che in quel periodo i pirati saraceni hanno davvero sconvolto le coste dell’Italia, spingendosi anche a centinaia di chilometri verso l’interno.

Tutti e tre i romanzi sulla pirateria che ho scritto sono ambientati tra il 1635 e il 1670, l’epopea per eccellenza dei pirati, cui seguì poi l’era di Blackbeard e gli altri pirati. Questi sono i periodi storici che preferisco. Il periodo della guerra di corsa nel Mediterraneo, Genova e Venezia, lo amo parecchio e spero di scrivere qualcosa in futuro. Mi affascina anche il periodo greco-romano, anzi, spero di poter scrivere un romanzo di pirateria ambientato in quel periodo, d’altronde i Romani introdussero il termine corsaro.

Termine Intervista.

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Intervista con il pirata… Aaronne Colagrossi ci racconta il libro Pirati Sotto Scacco

Pirati Sotto Scacco - Aaronne Colagrossi
Intervista a cura di Andrea Mucedola. Tratta interamente dal sito http://www.ocean4future.org

Un nuovo appuntamento con l’avventura. Aaronne Colagrossi, geologo, reporter e scrittore ci stupisce sempre con storie ricche di suspense e colpi di scena. Lo intervistiamo per voi per scoprire il suo nuovo romanzo.

Ormai è dal 2012 che scrivi attivamente, sia romanzi sia diari di viaggio. Pirati Sotto Scacco è il tuo sesto libro e terzo di una trilogia che riguarda la lunga e complessa storia della pirateria. Dove prendi gli input storici per scrivere romanzi di questo tipo?

Diciamo che tutto inizia dal fatto che mi documento moltissimo, potrei dire che il 50% del tempo dedicato alla creazione di un libro (qualsiasi), io lo passo documentandomi sui più disparati argomenti, dal meccanismo di sparo di un dato fucile utilizzato in un certo periodo alle motivazioni politiche ed economiche di guerre, colonie e re. Assorbo come una spugna tutto quello che posso trovare su un determinato periodo storico. In questi mesi, per esempio, sto scrivendo un romanzo sulla Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico, ma la ricerca bibliografica che sto facendo sulla guerra, va avanti da ormai quasi due anni. Per i miei tre romanzi sulla pirateria la ricerca bibliografica di base è stata la stessa ed è durata quasi tre anni, poiché i romanzi erano ambientati nello stesso periodo storico, tuttavia tutte e tre le storie, pur essendo scollegate tra loro, sono strettamente interconnesse a eventi reali realmente accaduti e a personaggi storici realmente esistiti. Sono un maniaco dei dettagli e non tralascio nemmeno quelli nautici, anzi mi avvalgo di persone esperte nel campo. Per la trilogia completa sono stato aiutato da due navigatori oceanici. La bibliografia sulla pirateria del centennio compreso tra il 1630 e il 1730 è davvero ampia e complessa, ma soprattutto i libri migliori sono in inglese. Consiglio i testi dell’americano Benerson Little, sono delle vere bibbie tra noi appassionati di pirateria.

Tu sei un geologo, come sappiamo anche dai tuoi articoli su ocean4future, ma da dove nasce questa tua passione del mare? Che tra l’altro ti ha portato più di una volta a contatto con gli squali, le tue creature preferite.

Il punto è proprio questo: la geologia è lo studio delle scienze della terra, che comprende tutto il nostro pianeta e ciò che lo riguarda. Io amo sia le montagne sia il mare, indifferentemente. La passione per gli squali nasce dal film Lo Squalo, che vidi all’età di tre anni, da allora è stato un crescendo di ammirazione, per questi splendidi animali. Ho avuto modo di scrivere anche la mia prima tesi sulla paleontologia degli squali e un romanzo sul grande squalo megalodon. Alcuni anni fa ottenni anche il mio primo brevetto sub e ho avuto modo di nuotare con gli squali martello, i grigi, i famigerati Carcharhinus longimanus e, non per ultimo, il re del mare: il grande squalo bianco. Inoltre ho scoperto che ci sono molti geologi con la passione per il mare e le immersioni, non siamo pochi.

Grande squalo bianco. A. Colagrossi 2012.

In Pirati Sotto Scacco questi vagabondi del mare si ritrovano a inseguire, e a essere inseguiti, da un convoglio spagnolo per recuperare degli idoli indigeni. Sono fatti realmente accaduti?

In parte sì. Tutto iniziò il giorno di Natale del 2015, stavo navigando su internet e m’imbattei nel museo di storia pre-colombiana di Cartagena de Indias, in Colombia. Vi erano tantissime statue in oro con gemme, raffiguranti animali e altri simboli da idolatrare, com’era solito presso le popolazioni indigene. Alcune di queste popolazioni, come i Cueva, citati nel romanzo, avevano molti di questi oggetti di splendida manifattura. Molte popolazioni furono letteralmente sterminate dai Conquistadores spagnoli. I Cueva trovarono la loro fine definitiva nel 1520 circa. Così mi balenò l’idea di ambientare un romanzo nel 1664, molto tempo dopo la loro scomparsa, con un gruppo di pirati che cercava di recuperare alcuni idoli d’oro dei Cueva dalle mani degli spagnoli per portarli nella Francia di Luigi XIV. Ecco come nacque Pirati Sotto Scacco.

Geoff Hunt, Vascello.
Geoff Hunt, Vascello.

In quanto tempo hai scritto Pirati Sotto Scacco?

Iniziai il giorno stesso di quel Natale, proseguii per tutte le vacanze e per tutto il mese di gennaio, scrivendo una prima bozza. In genere non mi stabilisco una trama ben precisa e mi piace “esplorare” man mano i miei personaggi e le loro attività nella storia, frase dopo frase, paragrafo dopo paragrafo. Feci leggere la bozza al mio editor, che ne rimase entusiasta, così continuai per altri due mesi, poi creai un gruppo di lettura, per analizzare il romanzo e le sue “falle”. Scrissi molti capitoli integrativi. In totale credo di averlo scritto in sei mesi, distribuiti a intervalli nell’arco di tutto il 2016.

Come mai scrivere ben tre romanzi su quest’argomento un po’ desueto, la pirateria?

Sono stato sempre un grande appassionato di pirateria, naturalmente da ragazzo la mia passione era prettamente cinematografica, o legata ai romanzi di Emilio Salgari e Robert L. Stevenson. In età adulta decisi di documentarmi bene e sistematicamente sia sulle tecniche sia sul quadro geopolitico che portò allo sviluppo della pirateria nelle Indie Occidentali e Orientali. Quello che ho scoperto in questi ultimi due anni in realtà mostra tutt’altro che un argomento desueto. Ci sono moti scrittori in Italia e all’estero che scrivono di pirateria.

La lettura di un libro comincia già dal titolo. Perché questo titolo: Pirati Sotto Scacco?

Il titolo è derivato proprio dal fatto che non mi do mai una trama quando scrivo. Mi spiego: mentre scrivevo il libro, mi rendevo conto che, per quanto questi pirati fossero abili e spietati, in realtà non riuscivano a liberarsi del nemico spagnolo: si sentivano in una specie di trappola. E io stesso avevo difficoltà a trovare una via d’uscita ai personaggi, quasi fossimo caduti entrambi in una sorta di maledizione. Ci sentivamo sotto scacco perenne, da cui il titolo che, ovviamente, non trascende dal “viaggio dell’eroe” del protagonista, un pirata inglese, che scopre un po’ se stesso nella sua odissea attraverso il Mar dei Caraibi, ivi compreso l’amore per una prigioniera spagnola. È stato molto bello scrivere questo libro, quasi una sfida nell’interpretazione psicologia di alcuni personaggi, anche.

Cosa c’è di autobiografico in questo libro?

C’è un pezzettino di me in molti personaggi, come la determinazione e la caparbietà nel raggiungere un obiettivo prefissato, nonostante le avversità e i problemi. Oppure la lealtà, quella vera e non quella che va comprata a suon di monete. Tuttavia ho inserito anche alcuni aspetti che odio profondamente nella vita, come la slealtà, o la pedofilia, tra l’altro molto frequente nelle comunità pirata delle colonie nelle Indie.

A quali progetti stai lavorando adesso?

Sto lavorando a un romanzo sulla Seconda Guerra Mondiale, ambientato nel Pacifico, dove avvenne la più grande guerra navale fino ad allora combattuta; la storia del romanzo è interconnessa al mio libro sulla pirateria Inferno Blu Cobalto, un seguito, insomma. La storia parte negli anni quaranta, quando un gruppo di archeologi ritrova le tombe dei pirati in Inghilterra e da lì riparte l’immensa caccia al tesoro del protagonista del primo libro. Tutto avviene nel momento in cui i giapponesi si preparano ad attaccare Pearl Harbor. Poi sto lavorando anche un nuovo diario di viaggio, una crociera subacquea che ho fatto l’anno scorso alle isole Brothers e a Daedalus Reef, nel cuore del Mar Rosso, per vedere gli squali martello e i Longimanus, un’esperienza di vita subacquea incredibile. Spero che possano vedere la luce al più presto.

Carcharhinus longimanus. A. Colagrossi 2017.
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Andrea Mucedola 2018

Inferno Blu Cobalto – Intervista da parte di ocean4future.org

Inferno Blu Cobalto Aaronne Colagrossi pirateria
Intervista a cura di Andrea Mucedola. Tratta interamente dal sito http://www.ocean4future.org

Dopo il grande successo di Megalodon, il predatore perfetto e Capo Tiburon, Aaronne Colagrossi ci parla di Inferno Blu Cobalto, il suo nuovo libro sul mondo dei pirati…

I suoi primi libri, Megalodon il predatore perfetto, Capo Tiburon, In treno oltre le foreste ed ora Inferno Blu Cobalto hanno raccolto un grande successo. Sta ora lavorando a un diario di viaggio sul Botswana, altri due romanzi e due racconti. E’ proprio a seguito del successo del suo ultimo libro, Inferno Blu Cobalto, che abbiamo deciso di raggiungerlo per intervistarlo.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Ho sempre avuto un diario su cui scrivo, sin da ragazzo, le mie impressioni e i miei pensieri. Nel 2009 cominciai a fantasticare su una storia ambientata in mare; tutto cominciò per caso, in un caldo pomeriggio di luglio. Nell’arco di due mesi scrissi la bozza del mio primo romanzo Megalodon il predatore perfetto. Scrivere è un qualcosa che mi rilassa; lo trovo profondamente terapeutico. Quando scrivo mi isolo per ore e ore, talvolta interi fine settimana. Non mi pesa affatto, anzi mi piace e mi far stare bene. Quindi prima di tutto io scrivo per me stesso, naturalmente mi fa piacere quando le persone leggono e apprezzano ciò che scrivo; faccio sempre leggere le mie fatiche ad alcune persone estremamente abili e critiche in vari ambiti. Spero di non fermarmi mai nello scrivere, anche perché quando capita, il secondo giorno devo prendere il taccuino e buttare giù qualcosa. Sto male altrimenti!

Quali libri e autori pensi che ti abbiano profondamente influenzato e perché?

All’età di 5 anni lessi “Lo Squalo” di Peter Benchley. Per un bambino come me amante del mare e degli squali fu una vera folgorazione, mi si aprì un mondo. Un autore che invece mi ha influenzato profondamente è Michael Crichton, scomparso nel 2008, autore di capolavori come Andromeda, Il silenzio degli abissi, Mangiatori di morte, Jurassic Park e il Mondo perduto, e naturalmente L’isola dei pirati (uscito postumo). Un autore di cui nutro un profondo rispetto. Negli ultimi anni sto apprezzando molto Stephen King e Wilbur Smith, due veri geni della scrittura. Sono tutti scrittori con uno stile semplice e diretto, che sono riusciti ad entrare nel mio cuore con la loro capacità di espressione. Non mi stancherò mai di leggere le loro opere e le consigli a tutti. Poi naturalmente ci sono tantissimi altri autori che hanno influenzato il mio modo di scrivere ma non voglio dilungarmi troppo.

In treno oltre le foreste Aaronne Colagrossi Luciano Baccaro
In Treno Oltre Le Foreste

Inferno Blu Cobalto sta avendo un notevole successo di pubblico, come d’altronde i romanzi precedenti, perché hai deciso di scrivere, dopo il tuo secondo libro, Capo Tiburon (edito anche in inglese), un nuovo romanzo sulla pirateria?

La storia della pirateria antica ha sempre avuto su di me un che di affascinante e coinvolgente, sia per ciò che riguarda la nautica e le sue tecniche, sia per i contesti geopolitici nei quali si era sviluppata. La pirateria ha origini antichissime, dai tempi degli antichi Egiziani sino ai Romani, per arrivare alla famosa epopea (1630-1730) della pirateria delle Indie Occidentali (Caraibi) e Orientali (Oceano Indiano).  Quando iniziai a scrivere questo libro, nel 2014, volevo raccontare la storia di un pirata cercando di trasmettere le stesse sensazioni che ebbi da ragazzo nel leggere i miei primi romanzi d’avventura. Volevo però anche dare il giusto tono storico al manoscritto, infatti nel romanzo sono presenti molti personaggi, sia realmente esistiti che fittizi, distribuiti in varie località del globo. In particolare nella storia sono citate, localizzate e descritte molteplici località geografiche, soprattutto colonie, città, isole, vulcani e catene montuose, nonché vaste aree marine e zone costiere.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Quale ambiente preferisci per scrivere? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente che tu preferisci quando scrivi i tuoi libri? 

Ho impiegato circa due anni per scriverlo, apportare il giusto editing tramite un editor e raccogliere le sensazioni del gruppo di lettura che avevo creato con alcuni amici; per studiare la bibliografia storica ho impiegato invece circa tre mesi, vari testi però, anche in inglese. In genere scrivo nel mio studio, sia a penna che su Word, al computer. Unica richiesta è la musica, mi piace scrivere sentendo musica, dal Rock, alla Classica sino alle Colonne Sonore. Generalmente metto un po’ di musica, mi prendo un caffè, disattivo il cellulare, Facebook e mi isolo nel mio “mondo”, per così dire. Ne riemergo solo dopo parecchie ore.

Pierre Le Grand
Pierre Le Grand, protagonista di Capo Tiburon. (Realmente esistito)

In quale genere letterario collocheresti la tua opera e quali sono i temi principali del libro?

Il mio è un racconto di avventura e di tipo storico incentrato sulla Pirateria, il coraggio e l’ avventura.

La lettura di un libro comincia già dal titolo. Perché questo titolo?

Semplice. Il mare, l’elemento su cui la pirateria si muove dalle Indie Occidentali alle Orientali, diventa improvvisamente un elemento quasi nemico per i protagonisti, un vero inferno blu cobalto. Ne leggerete delle belle.

Come definiresti il tuo stile? A quale autore del presente o del passato ti senti (o aspireresti) di somigliare?

Bella domanda. Tutte le persone che hanno letto sia il mio primo romanzo che il secondo concordano su un punto: sono estremamente diretto e semplice nello stile e nelle strutturazione dei dialoghi. I tre autori ai quali mi ispiro, come stile, sono Michael Crichton, Wilbur Smith e Stephen King.

Cosa c’è di autobiografico in questo libro?

Diciamo che c’è un pezzettino di me in ogni singolo pirata dell’equipaggio del comandante Knight.  Mi sono ispirato molto alla letteratura di genere e alla cinematografia relativa. In merito ai personaggi ho preso ispirazione sia da alcune persone che conosco, decisamente caratteristiche sia nell’aspetto che nel carattere, sia da personaggi del mondo dello spettacolo, in particolare dal cinema. Ci sono facce che mi ispirano molto e mi colpiscono per la loro determinazione. Ciò che ha ispirato il mio libro è la pura e semplice passione per il mare e tutto ciò che lo riguarda, ivi compresa la storia della pirateria e della nautica.

C’è qualche personaggio del libro in cui ti riconosci particolarmente?

Come ho detto c’è un piccolo pezzettino di me in ogni personaggio pirata che prende parte alla storia. Quindi il mio io è sparpagliato tra le pagine, tuttavia nel comandante Charles Lee Knight ci sono molti aspetti che riguardano la mia personalità.

Copertina Capo Tiburon Aaronne Colagrossi
Capo Tiburon

A chi è rivolto questo libro, quale pensi che sia il tuo pubblico ideale e per quale motivo?

Finora è stato letto sia da persone adulte sia ragazzi adolescenti. Non credo che ci sia una fascia di età specifica. Penso che sia indirizzato a tutti gli amanti del mare, dell’avventura nel più ampio senso del termine, della storia e dell’azione. Si tratta di una storia in cui il protagonista matura, cambiando molti aspetti della sua personalità e arrivando a capire davvero quale è il suo coraggio nell’affrontare le avversità della storia: un vero e proprio viaggio dell’eroe, insomma. Tuttavia una storia semplice e diretta, che non vi farà annoiare.

Immagina di fare la presentazione del tuo ultimo libro davanti ad un vasto pubblico. Come scriveresti le prime righe di introduzione al tuo discorso?

“Che cosa sapete veramente della pirateria? Siamo abituati a vedere il pirata armato di sciabola e tricorno al cinema ma chi erano veramente questi personaggi che hanno segnato un’epopea, a volte scrivendo  la storia con le loro gesta. Knight fu uno di questi, tuttavia non vedrete il suo nome nei libri di storia, perché era un pirata, un nemico del genere umano, per l’ordine costituito. Eppure Knight e la sua ciurma di filibustieri attraversarono il globo per trovare la salvezza e fare giustizia. Dal suo nome nasce questa storia di fantasia ambientata nel mar dei Caraibi, nel 1666. Il Reaper, una nave pirata di Port Royal in Giamaica, attacca una nave ad est di Cuba. Ma la preda catturata si rivela di tutt’altra pasta: è una nave inglese. Carlo II d’Inghilterra, il potente sovrano, brama vendetta e vuole il comandante Charles Lee Knight: vivo o morto, non fa differenza. Charles Lee Knight affronterà il suo destino attraverso oceani, isole sconosciute, avventure, indigeni, battaglie navali, tempeste, violenze, morte, prigionia, bottini … l’amore.”

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Decisamente il CD di Master and Commander, Sfida ai confini del mare, un film indimenticabile, interpretato da Russel Crowe (il Gladiatore) e basato sui romanzi di Patrick O’Brian, tra l’altro uno dei miei autori preferiti.

Port Royal_la Sodoma del Nuovo Mondo
Giamaica, baia di Port Royal.

A chi è dedicato questo libro, oppure, a chi lo dedicheresti?

È dedicato a mia madre, donna davvero tenace verso le avversità della vita, un po’ come il protagonista del mio romanzo. Ma anche in memoria di mio nonno materno, fiero marinaio d’Italia nella seconda guerra mondiale.

Spero di avervi incuriosito con la pirateria… ora sta a voi perdervi nei miei libri… [Amazon]


 

 

 

 

Tortuga: roccaforte della pirateria.

Isola Tortuga colagrossi

L’isola della Tortuga, una vera roccaforte naturale, fu chiamata così da Cristoforo Colombo. In spagnolo la parola vuol dire tartaruga; i francesi la chiamavano Île Tortue. Il navigatore genovese la scoprì nel 1492, mentre stava circumnavigando la grande isola di Hispaniola. Colombo vide nell’alba solo le alte montagne dell’isola, che spuntavano dalla nebbia come il dorso di una tartaruga.

Isola Tortuga colagrosssi
Isola Tortuga

La Tortuga fu colonizzata da pochissimi spagnoli fino alla prima metà del diciassettesimo secolo, quando una spedizione francese strappò l’isola agli iberici con un’azione di forza.

Gli spagnoli tentarono più volte di riprendersi l’isola, ormai abitata da francesi, inglesi e cacciatori montanari provenienti dalla vicina Hispaniola, però a questo punto era troppo tardi.

Un ingegnere francese, Jean La Vasseur, che nel 1640 raggiunse la Tortuga insieme a centocinquanta francesi, dette un nuovo volto politico all’isola.

La Vasseur, dal carattere austero, ferreo, talvolta estremamente violento e cruento, ordinò immediatamente la costruzione di un forte, Fort De Rocher, che avrebbe dominato la baia antistante, utilizzata come porto naturale.

Questa baia era situata sul lato meridionale dell’isola, poiché il lato settentrionale, di natura rocciosa calcarea e aspra, non permetteva insediamenti, né tantomeno sbarchi.

Isola Tortuga oggi colagrossi
Isola Tortuga oggi

L’avvicinamento alla cittadina di Cayona era possibile solo attraverso due canali naturali di corallo, larghi circa trecento iarde, che si aprivano a “V” verso il mare aperto, con un angolo di circa centoventi gradi.

L’area divenne perfetta per la colonia, attirando ben presto bucanieri e banditi di ogni sorta e nazionalità, tutti intenti a depredare gli spagnoli e a drenare le casse dei viceré di Spagna: nascevano i “Fratelli della Costa”.

Ad ogni modo La Vasseur dette ordine di costruire la guarnigione su una forte pendenza, sulla roccia viva, a circa duecentoquaranta piedi di altezza sul livello del mare; il cortile interno ospitava anche una sorgente naturale, motivo in più della scelta. La presenza di acqua permetteva una resistenza di mesi agli eventuali assediati, a discapito degli assedianti.

I torrioni a base stellata, tipici nell’architettura europea del tempo, dominavano il lato est e ovest del presidio.

Il Fort De Rocher fu dotato di ventiquattro cannoni e l’area ai lati delle guarnigione fu pulita dagli alberi; così facendo i difensori avrebbero avuto la visuale a centottanta gradi della baia, letteralmente sotto il loro dominio.

Isola Tortuga colagrossi
Isola Tortuga

L’accesso al presidio era possibile solo attraverso un sentiero scavato nella roccia.

Insomma, una vera roccaforte inespugnabile!

Jean La Vasseur venne nominato governatore, anche se molti erano convinti che avesse ricevuto l’incarico in Europa, quindi prima di partire per la colonia del Nuovo Mondo; ad ogni modo il tiranno fu ucciso nel 1653 da due suoi luogotenenti, sdegnati del fatto che il governatore avesse rapito le loro donne, segregandole nei suoi alloggi, nella colombaia del forte, attuando ogni tipo di violenza — sessuale, fisica e morale.

Una delle donne attirò il governatore nei magazzini e gli sparò a bruciapelo con un moschetto, subito sopraggiunsero i due luogotenenti, che finirono l’uomo a colpi di daghe, come i congiuri dell’antica Roma.

Gli spagnoli nel frattempo cercarono di riprendersi la Tortuga quattro volte, senza successo.

Nel 1665, dopo le vicende legate a Jérémie Deschamps du Rausset, nonché al suo imprigionamento nella Bastiglia, fu chiamato a governare l’isola Bertrand D’Ogeron de La Bouëre, un ex militare francese. La nascente Compagnia delle Indie Occidentali francesi prese base sull’isola insieme al nuovo governatore, tuttavia i “Fratelli della Costa” non permisero alla Compagnia di prendere il pieno potere. Oltre a ciò, inizialmente, i nuovi francesi cercarono di sopprimere l’attività corsara degli isolani, ottenendo esattamente l’effetto contrario.

François l'Olonese colagrossi
François l’Olonese

I bucanieri e i filibustieri conoscevano l’isola rocciosa a menadito, scomparivano per mesi, imbarcandosi sulle navi e depredando gli spagnoli lungo le coste, per poi rientrare alla Tortuga come dei fantasmi.

Ad ogni modo D’Ogeron non cadde mai nei trucchi dei filibustieri…

Tra questi vi erano illustri tagliagole e criminali, uomini del calibro dell’Olonese, di Michele Il Basco, di Bartolomeu il Portoghese, di Edward Mansfield e di Henry Morgan, il quale, in seguito al litigio con D’Ogeron, si spostò a Port Royal.

Erano vagabondi del mare che professavano la loro libertà a colpi di cannone, di pistola e di spada; banditi con i quali non era possibile trattare, se la posta in gioco era composta da possibili centinaia di migliaia pezzi da otto in argento.

Jolly Roger colagrossi

I pirati reclamavano a gran voce il bottino. D’Ogeron, intelligentemente però (e con il favore di Luigi XIV), favorì l’attività della filibusta, elargendo false Patenti da Corsa, in accordo con il governatore Modyford di Port Royal.

In questo modo i due governatori soddisfarono le richieste dei rispettivi regnanti: arrecare danno agli spagnoli e aumentare i denari nelle casse dei re d’Inghilterra e di Francia.

Aaronne Colagrossi

Port Royal: “Sodoma del Nuovo Mondo”.

Port Royal_la Sodoma del Nuovo Mondo

La Giamaica è una vera e propria perla nel Mar dei Caraibi, nonostante sia una delle isole più grandi delle Indie Occidentali, o Antille. Il nome deriva dagli indigeni Taino, quasi sterminati dagli spagnoli, che nella loro lingua Arawak chiamavano così la grande isola: Xaymaca.

L’isola fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1494 e poi rivendicata in seguito come colonia spagnola. Nel 1655 l’ammiraglio William Penn strappò l’isola agli iberici con un’azione di forza.

Nella Port Royal Harbour, una grande baia naturale, sorse la colonia inglese di Port Royal.

Port Royal_la Sodoma del Nuovo Mondo
Giamaica, baia di Port Royal.

Se c’è mai stata una città del peccato nel diciassettesimo secolo, questa era senz’altro Port Royal; le cronache della seconda metà del seicento definivano questa città la “Sodoma del Nuovo Mondo”. Era opinione diffusa nella vecchia Europa che Port Royal fosse una roccaforte di manigoldi, prostitute, pederasti e banditi.

Come amavano dire a Londra: “Il potere di un governatore in Giamaica è sottile come una pergamena e altrettanto fragile”.

Nel 1666 il ruolo del governatore sir Thomas Modyford, primo baronetto, (in incarico dal 1664), con nomina del re Carlo II d’Inghilterra, era principalmente quello di occuparsi dei rapporti commerciali con l’Europa, in particolare per la canna da zucchero, di cui la Giamaica ne è ricchissima.

In seconda analisi, il governatore, sotto tacito assenso del re, forniva Patenti di Corsa, o Lettere di Marca, ai capitani di ventura per attaccare i domini spagnoli: gli Spanish Main.

Tuttavia sia Modyford che il governatore francese della Tortuga (Bertrand D’Ogeron de La Bouëre), non avrebbero mai ammesso l’esistenza della pirateria nei loro domini: “Non esistono pirati nelle Indie Occidentali ma solo falsi corsari della corona”.

Port Royal_la Sodoma del Nuovo Mondo
Veduta Google Earth di Port Royal e della baia.

In questo quadro geopolitico Inghilterra e Francia erano alleate, difatti Carlo II e Luigi XIV erano cugini. Si unirono per controllare e depredare i territori spagnoli ma tutto ciò portò con gli anni a scorrerie sui mari, a massacri, a violenze indicibili, a schiavitù, a devastazioni, a epidemie e alla distruzione di molte colonie.

Alle corti reali di Carlo II e Luigi XIV, questi aneddoti raccapriccianti, peraltro rigorosamente veri, suscitavano scandalo. I sovrani, di tanto in tanto, si limitavano a condannare alcuni di questi filibustieri con l’accusa di pirateria. L’impiccagione serviva solo per favorire gli ambasciatori spagnoli in Francia e Inghilterra, o per zittirli fino alla successiva spedizione da parte dei bucanieri d’America.

Port Royal_la Sodoma del Nuovo Mondo
Relitto di una nave della filibusta nei fondali della Port Royal Harbour.

Port Royal era un covo di pirati inglesi, filibustieri francesi, bucanieri di Hispaniola, ex militari olandesi, tedeschi, navigatori scandinavi, fuggiaschi italiani (specialmente dal Regno di Napoli), disertori spagnoli, portoghesi, commercianti di schiavi, indigeni Tainos entrarti nelle file dei capitani di ventura, schiavi africani liberati, prostitute scappate, oppure importate appositamente dall’Europa, per favorire i rapporti eterosessuali a discapito di quelli omosessuali, piuttosto frequenti sia a terra che in mare, e chi più ne ha, più ne metta.

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I filibustieri che tornavano dalle spedizioni in mare erano capaci di spendere tutto quello che avevano depredato in una sola notte, bevendo e mangiando fino allo svenimento, o pagando fior di pezzi da otto a prostitute, anche più di una, o a giovinetti da sodomizzare.

Si contava una taverna ogni dieci uomini in High Street.

Ma la potenza navale di Port Royal, amministrata dall’Inghilterra, e della vicina isola della Tortuga, amministrata principalmente dalla Francia (e nominalmente anche dalla Compagnia francese delle Indie Occidentali, apparentemente impotente al potere dei pirati), stava proprio nella loro composizione multietnica nonché in quella che gli europei definivano: “Abominevole democrazia”.

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Antica mappa di Port Royal.

Ciò era particolarmente sentito a bordo delle navi dei “Fratelli della Costa”, dove vigevano regole molto ferree sulla spartizione dei bottini, sulle percentuali da dare al governatore, al capitano, al timoniere, o a coloro che ricevevano ferite e mutilazioni in battaglie e scontri, durante le spedizioni naturalmente.

Agli occhi di Luigi XIV e Carlo II, il primo motivo di approvazione della pirateria delle Indie Occidentali era il fatto che i filibustieri dessero filo da torcere agli spagnoli e agli olandesi, tuttavia alle loro corti essi stessi non amavano molto parlare della “Questione della filibusta”, soprattutto quando le spedizioni non ottenevano il successo sperato. In termini economici s’intende.

Il lato economico era il secondo motivo di consenso alla pirateria, anzi si potrebbe osare definirlo il principale comburente dell’attività anglo-francese nei Caraibi.

I filibustieri rubavano tonnellate di oro, preziosi e merci varie che, miracolosamente, riapparivano a Londra e a Parigi dopo parecchi mesi, con grande disappunto e nervosismo da parte degli ambasciatori spagnoli, che non potevano fare altro che lagnarsi con Carlo e Luigi. Sul finire degli anni ottanta del 1600 la pirateria cominciò a non essere più ben vista, nonostante si organizzassero ancora spedizioni in maniera ufficiosa, col rischio del capestro, date le nuove leggi anti-pirateria promulgate.

Tuttavia uno spettro apparve all’orizzonte.

Il 7 giugno 1692 la Giamaica fu colpita da un violentissimo terremoto. Port Royal venne quasi completamente distrutta dall’onda di maremoto, di proporzioni bibliche.

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La Giamaica nel terremoto del 1692.

L’intera città portuale fondava su un banco di sabbia, conosciuto come Tombolo, o Palisadoes, in antico portoghese; questo bedrock liquefò letteralmente. Le cronache raccontano di tre onde tsunami in successiva sequenza che, unite alla liquefazione, fecero sprofondare gran parte della città sott’acqua.

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Fort Charles. Port Royal. Mura inclinate a seguito della liquefazione del sottosuolo.

Morte e distruzione s’impadronirono di quelle terre; perirono quasi tremila persone nel cataclisma, cui seguirono epidemie dovute alle centinaia di cadaveri in decomposizione sotto le macerie. Le malattie uccisero, si stima, altre duemila persone.

L’Atto di Dio fu invocato dall’Europa. L’Onnipotente aveva distrutto la “Sodoma del Nuovo Mondo”, infierì la Chiesa di Roma, stolidamente supportata dagli stati europei.

La filibusta aveva comunque perso il suo quartier generale: Port Royal.

Un’epopea era finita.

Aaronne Colagrossi

Il Vecchio Swan.

Il vecchio Swan.

Il vecchio Swan aveva circa ottantaquattro anni, ma era ancora robusto e con lunghi capelli neve, che incorniciavano un viso largo e severo, quasi saggio. Era sempre di buon umore e piuttosto generoso, soprattutto verso i giovanissimi dell’equipaggio, mozzi di quindici anni. Beveva poco, o di rado, e aveva servito in gioventù nell’esercito inglese; era molto coraggioso, tuttora, nonostante l’età.

Sapeva maneggiare molto bene le lunghe pistole, ma non i moschetti, che trovava poco pratici. Era in mare da ormai quarant’anni, da quando aveva lasciato l’esercito, non aveva mai sofferto il mal di mare, anche nelle peggiori tempeste, né altre malattie, che abbondavano nelle Indie Occidentali, come malaria e dissenteria.

Da William Dampier. Memorie di un bucaniere.

Aaronne Colagrossi

 

Capo Tiburon – Da recensionelibri.org – 2017

Copertina Capo Tiburon Aaronne Colagrossi
La trama

Tiburon in spagnolo significa squalo, quel predatore dalla forma sinuosa e allungata come il promontorio roccioso che regna sovrano come un gigantesco mostro marino sul lato sudorientale di Haiti-Santo Domingo. Proprio Capo Tiburon, infatti, fa da sfondo alle vicende narrate in questo romanzo breve.

Siamo nel 1635 e la piroga pirata Chasseur, dieci metri di lunghezza e ventinove filibustieri a bordo, è alla deriva nel mar dei Caraibi dopo una tempesta. La lunga canoa si trova cinque miglia a ovest di Capo Tiburon, i naufraghi languono come anime perdute in un’astenia infinita: pungolati dalla fame e dalla sete, il morso dell’avidità che li ha spinti in mare non molla la presa.

Il comandante di questa ciurma di bucanieri, Pierre Le Grand, avvista un enorme galeone spagnolo nei pressi del promontorio e le mascelle della bramosia si stringono ancora di più intorno a lui. Il pirata sul ponte urla ferino l’ordine d’attacco e navigando a remi durante la notte, Le Grand fa prima affondare la Chasseur per poi lanciarsi con i suoi uomini all’arrembaggio dell’immensa nave da guerra, con poche probabilità di successo.
Del resto, la vita nella filibusta è così: vivo alla luce del sole, o morto in fondo al mare.

Gli uomini stavano acquattati sul fondo di legno marcio della piroga come cani nel fango pronti a catturare un animale. Le Grand disse: «Abborderemo sulla fiancata di destra, a mezzanave. Voglio che vi arrampichiate come scimmie, ammazzatene quanti più potete; non fermatevi nemmeno davanti al diavolo in persona».

L’autore

Aaronne Colagrossi è nato a Campobasso nel 1980 e si è laureato in Scienze Geologiche e Geologia Applicata all’Ingegneria. Da sempre appassionato di scienza, storia e immersioni subacque, la nascita dell’interesse per gli squali è da ricercare nella lettura durante l’infanzia del romanzo “Lo squalo” di Peter Benchley, che lo folgorò acuendo la sua attrazione per gli ambienti marini.

Aaronne Colagrossi

Grande viaggiatore e fotografo, dopo aver girato l’Europa sbarca nel continente africano dove entra per la prima volta in contatto con la natura pura. Autore di due romanzi, nelle sue opere affronta sempre temi a lui cari come il mare e la pirateria. Mosso dal desiderio costante di esprimersi per mezzo della scrittura, l’autore ha da poco inaugurato il suo blog personale aaronnecolagrossi.com, oltre a essere a lavoro su due nuove opere di narrazione sulla pirateria e due reportage di viaggio sulla Romania e sul Botswana.

Per maggiori informazioni, visitate la pagina Facebook dell’autore.

Lo stile

Capo Tiburon è un racconto storico di avventura che trascina il lettore dentro un evento realmente accaduto. Con uno stile diretto e una strutturazione dei dialoghi efficace e d’impatto, Colagrossi rende vivide le scene da lui narrate, permettendo al lettore di percepire il rollare del ponte della nave sotto di lui e l’odore di acqua salmastra nelle narici.

Il romanzo breve di Colagrossi nasce da un accurato lavoro di ricerca e studio delle fonti bibliografiche e risulta credibile negli aspetti più tecnici, come quelli storici o nautici, ma anche scorrevole e appassionante per chi è alla ricerca di una buona storia di avventura, pirateria e coraggio. La passione pura dell’autore per il mare e tutto ciò che lo riguarda è palpabile tra le pagine e rende l’opera perfetta per adulti e adolescenti pronti a salpare con la lettura verso questo mondo tempestoso dove ogni essere umano rischia di essere sballottato come una briciola di pane su una tavola di ubriachi.

Capo Tiburon è un racconto che resta aderente alla bibliografia storica, senza concedersi voli di immaginazione e per questo capace di soddisfare anche il più pignolo degli amanti dei un genere, quello della pirateria, che vanta una storia lunga e affascinante.

Capo Tiburon è disponibile su Amazon

[Articolo originale]

Capo Tiburon – Recensione da parte del sito ocean4future.org

Copertina Capo Tiburon Aaronne Colagrossi
Mar dei Caraibi, 1635… Nei pressi della penisola di capo Tiburon…


“La maggior parte degli uomini stava acquattata sul fondo di legno marcio e maleodorante dello Chasseur, come cani nel fango pronti al guinzaglio per catturare un animale. 

Il debole tintinnio delle spade, che talvolta cozzavano tra di loro, era l’unico suono presente nell’aria. I bucanieri erano silenziosi.

Le Grand disse in tono lieve: «Abborderemo sulla fiancata di destra, a mezzanave, voglio che vi arrampichiate come scimmie, ammazzatene quanti più potete; non fermatevi nemmeno davanti al diavolo in persona».”

Con l’anno nuovo ecco il nuovo romanzo di Aaronne Colagrossi, “Capo Tiburon”, pubblicato in versione e-book a gennaio 2016 (per Amazon Kindle) e cartacea nel gennaio 2017.

Sulla base  delle descrizioni storiche, Capo Tiburon ci racconta un evento realmente accaduto nel 1635 nelle acque caraibiche.

La cronaca fu descritta da Alexandre Olivier Exquemelin (1645 – 1707) nel suo libro storico-biografico, De Americaensche Zee-Roovers che fu pubblicato ad Amsterdam nel 1678 (in Italia Bucanieri d’America).

Exquemelin narra la storia, piu’ o meno leggendaria, di Pierre Le Grand, un bucaniere francese originario di Dieppe, in Francia.

Pierre Le Grand - Capo Tiburon Colagrossi
Pierre Le Grand nella cabina del comandante.

L’evento storico citato da Exquemelin è descritto in maniera molto frammentaria e sommaria.

Si tratta dell’attacco di 29 pirati a un galeone spagnolo, la nave vice-ammiraglia della Flota Real, nei pressi di capo Tiburón, sulla costa sud occidentale dell’isola di Haiti.

Le Grand, consapevole di avere pochi e malnutriti marinai a disposizione, nonché disperati e aggrediti dalla fame e dalla sete, li costringe all’attacco affondando la piroga sulla quale viaggiavano da diverse settimane.

I 29 uomini giunti nei pressi del galeone lo attaccano e… La fine la lascio scoprire ai lettori del romanzo…

Sono tanti i riferimenti al mare, alla morte, alla voglia di combattere, di amare e di vivere.

Jolly Roger Capo Tiburon Colagrossi
Jolly Roger

L’autore, attraverso la descrizione dei desideri e dei sogni dei protagonisti, cerca di ricostruire lo stato d’animo dei naufraghi, che da marinai stremati si trasformano in belve assetate di oro e di sangue durante il cruento scontro notturno a bordo del galeone spagnolo, in procinto di rientrare in Spagna con il suo ricco carico.

Prezzo: EUR 5,99

Colagrossi descrive con ricchezza pittorica la natura, con i suoi odori e colori, e trasporta idealmente il lettore nel viaggio drammatico della piroga (che pare galleggiare su quel mare della consistenza del piombo fuso rotto solo dallo sbattere sull’acqua delle code degli squali) sulla via del promontorio di capo Tiburon che giace in lontananza come un gigantesco mostro marino pronto a inghiottire quei disperati.


02/02/2016 – Aggiornato 28/01/2017

Da ocean4future.org

Aaronne Colagrossi