Il caso dell’omicidio, del braccio e dello squalo.

Nella mia lunga “carriera” di appassionato di squali, che iniziò nel lontanissimo 1983, lessi su un famoso libro una faccenda riguardante gli squali, anzi uno squalo, che mi colpì immediatamente: il caso dell’omicidio, del braccio e dello squalo.

Le leggende e le storie che circondano gli squali sono talmente tante che la maggior parte sconfinano oltre i confini della ragione – e di parecchio – andando a finire in quell’immenso calderone da cui pescano personaggi meschini, per produrre e sceneggiare film come Sharknado.

Tuttavia qualche volta alcune storie sono reali e davvero inquietanti, è il caso dell’omicidio, del braccio e dello squalo.

La storia ebbe luogo in Australia e iniziò il 18 aprile 1935.

Il pescatore Albert Hobson partì per recuperare una lenza al largo della costa di Sidney. Recuperando la lenza, Hobson si rese immediatamente conto di aver preso qualcosa di grosso: uno squalo tigre di quasi quattro metri, ancora vivo, e un piccolo squalo parzialmente divorato.

Il pescatore cercò di sistemare al meglio il grande squalo tigre e lo rimorchiò fino alla vicina spiaggia dove, tempestivamente (prima di indurre lo squalo nella morte), decise di trasferirlo all’acquario di Cogee.

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Il grande squalo tigre nella vasca.

Le folle si accalcarono all’acquario per vedere il grande predatore, il quale visse felicemente per parecchi giorni, mangiando con appetito tutto ciò che gli operatori gli davano.

Un bel giorno, il 25 aprile, lo squalo cominciò a non accettare più il cibo; iniziò a nuotare in maniera strana, sbattendo contro le pareti della vasca, o a girare in tondo.

Dopo una mezz’oretta dall’aver assunto questo comportamento anomalo, lo squalo tigre rigurgitò un braccio umano, gettando la folla di spettatori nel panico totale.

Il dottor Victor Coppleson fu immediatamente contattato e la polizia prese in carico il braccio, su cui spiccava un vistoso tatuaggio.

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Il braccio rigurgitato dallo squalo tigre.

Il tatuaggio riportava due pugili in lotta e apparteneva a un uomo di corporatura molto muscolosa.

L’analisi di Coppleson rilevò che il braccio non era stato asportato dallo squalo ma che era stato staccato di netto, per opera di una sega – molto probabilmente. Sui quotidiani apparve la foto del tatuaggio, in modo da sperare che qualcuno identificasse la vittima.

Il fratello della vittima infine identificò il tatuaggio: James Smith.

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James Smith, la vittima.

Nel frattempo lo squalo si era ammalato gravemente; le autorità dell’acquario dovettero procedere nella soppressione del grande animale.

Dall’autopsia emersero i pezzi dell’altro squalo, rinvenuto da Hobson alla sua lenza, e resti di pesci.

La polizia arrestò un certo Patrick Brady e interrogò un tale Reginald Holmes, il quale fu ritrovato molti giorni dopo con una pallottola in testa, nei pressi della baia di Sidney; ma sopravvisse miracolosamente a causa di un appiattimento della pallottola calibro 32 sulla fronte.

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Reginald Holmes.

Holmes testimoniò contro Brady, il quale però lo fece uccidere (o lo fece lui stesso, e definitivamente) l’11 giugno, con tre colpi di pistola al petto.

James Smith era stato coinvolto, con Brady e Holmes, in traffici illeciti e truffe assicurative.

Nei processi successivi il pubblico ministero portò le blande prove dell’omicidio ai danni di Smith, fatto a pezzi subito dopo la morte; le varie parti furono messe in un fusto di latta, eccetto il braccio che non vi entrava.

Fu così gettato in mare legato a un peso.

Pare che fu lo squalo più piccolo a ingoiare il braccio e, successivamente, che fosse stato attaccato dallo squalo tigre e parzialmente divorato con tutto il braccio, in questa sorta di matrioska grottesca.

Dopo tre processi Brady fu rilasciato per insufficienza di prove; morì trent’anni dopo all’età di 76 anni.

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Patrick Brady.

Il caso dell’omicidio, del braccio e dello squalo (The Shark Arm Case), è una vera leggenda in Australia, tutt’oggi.

Nel 2003 un episodio di CSI: Miami fu sceneggiato basandosi su questo inquietante caso australiano.

Aaronne Colagrossi.