Emilio Salgari: l’uomo che viaggiava da fermo

Emilio Salgari - Colagrossi

Salgari nasceva a Verona il 21 agosto del 1862, fu uno degli scrittori più iconici d’Italia. Regalò sogni a milioni di lettori, senza lasciare mai il Bel Paese

Emilio Salgari è considerato oggi uno dei tre moschettieri Best-Seller degli anni ottanta del 1800, insieme al toscano Carlo Collodi e al ligure Edmondo De Amicis. Dei tre Salgari è sicuramente il meno acculturato, ma il più prolifico di certo, con più di 200 opere tra romanzi e racconti.

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Emilio Salgari

Lo scrittore veronese cominciò come giornalista di cronaca nera, nonché notista di politica estera su un quotidiano locale. Fu proprio in questo periodo che Salgari cominciò a spaziare con disinvoltura su località geograficamente lontane.

Il padre del futuro scrittore aveva un negozio di tessuti, ma Emilio non ne voleva sapere di rinchiudersi in una bottega. Tuttavia il giovanissimo Salgari a scuola non andava bene, eccetto che in storia, geografia e italiano. In compenso leggeva molto bene e a 16 anni scrisse il suo primo racconto d’avventura.

Le cugine veneziane ricordavano come il loro giovane parente, quando le visitava, raccontasse di viaggi appena compiuti in India e in Africa. Le cugine ridevano di lui, ma egli non si scoraggiò mai.

Presto divenne oggetto di scherno anche nella sua città, lo chiamavano “Salgarello” perché era basso e robusto; usava tacchi di tre centimetri. Lui perseverò, iniziò a tirare di scherma, vinse gare di nuoto e divenne anche presidente della società velocipedistica Bentegodi. Le sue stravaganze erano ormai ben note a tutti, fino al giorno in cui non si fece vedere con un turbante sormontato da un vistoso pennacchio…

Già da ragazzo Emilio Salgari era decisamente stravagante!

Come tutti i suoi coetanei, Emilio Salgari sognava viaggi che non avrebbe mai potuto fare; d’altronde era la moda dell’epoca. L’Italia era ancora un paese che viveva in bianco e nero, l’Unità era ancora dietro l’angolo della Storia. Sognare (magari a colori) era l’unico lusso che ci si poteva permettere.

Tanto per citare le cronache dell’epoca, l’ex militare, nonché famoso esploratore e giornalista Augusto Franzoj, ricevette ben 800 richieste da volontari, pronti a seguirlo in Amazzonia. Franzoj era appena rientrato da migliaia di chilometri percorsi in Abissinia, dove aveva anche conosciuto il poeta Rimbaud.

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Tornando al nostro caro Salgari, perpetrò anche un’altra arte: disegnare. Lo faceva ovunque, persino sui polsini delle camicie. I suoi soggetti preferiti erano vascelli con le vele spiegate e i cannoni che sparavano palle di ferro seguite da nuvole di fumo: Emilio voleva le battaglie sul mare, che lo avrebbero reso celebre.

Emilio Salgari colse quello che gli italiani volevano essere…

Impiegò dieci anni della sua vita per farsi un nome, per diventare il padre di Sandokan, del Corsaro Nero e di tanti altri personaggi leggendari tratti dai suoi racconti. Salgari colse quello che gli italiani volevano essere!

Su alcuni giornali locali pubblicò due feuilleton (romanzi d’appendice). Il secondo di questi racconti, La Tigre della Malesia, vedeva un feroce pirata malese in guerra totale contro gli inglesi dominatori; tutto per vendicare dei gravi torti familiari. Sandokan era (ed è) un personaggio per adulti, cruento, grondava sangue letteralmente, ma piaceva proprio per quello.

Di Sandokan si diceva: “Ama succiare le cervella dei nemici uccisi”

Come ben sapete, Salgari divenne ben presto una macchina di produzione di romanzi e racconti, davvero irrefrenabile. Rispondeva alle esigenze del pubblico con naturalezza straordinaria. Riusciva a a pubblicare finanche quattro romanzi all’anno, senza contare i racconti.

La sua prolificità non andò, però, in accordo con la sua famiglia numerosa. Infatti fu costretto a svendere i suoi testi agli editori. Il povero Salgari non riusciva a vivere oltre la realtà virtuale che aveva creato egli stesso. Lo scrittore veronese viveva in scenari fantasiosi, immaginari, ma verosimili al tempo stesso, che costruì mese dopo mese.

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La famiglia Salgari

La sua fervente immaginazione, prorompente come un fiume in piena, venne alimentata da un costante approvvigionamento di informazioni enciclopediche. Faceva parte anche del positivismo italiano di inizio secolo.

Agli inizi del 1900 tutto sembrava non avere più segreti, qualsiasi cosa poteva essere descritta e classificata, quindi governato, se vogliamo.

La fantasia di Salgari non aveva limiti

Emilio Salgari era così bravo a inventare personaggi stravaganti, che usò persino egli stesso per il personaggio di uno scrittore giramondo. Nonostante la bocciatura per la patente di capitano marittimo mercantile, scrisse di suo pugno una nota biografica a un editore. Nella nota dichiarò di essere entrato a quattordici anni nel Regio Istituto Nautico di Venezia, dove aveva conseguito la patente suddetta.

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Ecco cosa dichiarò: “Ho solcato come ufficiale quasi interamente tutti gli oceani, spinto da una insaziabile curiosità e con la mira soprattutto di dare anche al mio paese quella letteratura che aveva dato fama a Jules Verne e tanti altri autori, e che ancora manca all’Italia. Per sette anni navigai, tutto osservando, studiando, facendo ovunque escursioni all’interno delle terre e delle isole, usando tutti i mezzi di locomozione possibili, su usi, costumi, sulla fauna e sulla flora dei vari paesi. Dall’equatore ai mari polari, tutto ho veduto e osservato”.

A questa fandonia del viaggiatore ci crederà fino alla fine anche la moglie, cui Emilio si firmava Selvaggio Malese nelle sue lettere d’amore. A Verona lo prendevano in giro per questa mania. Al contrario di autori come Conrad, Kipling, London (che avevano vissuto realmente avventure in luoghi lontani), o persino Jules Verne (che navigava su uno yacht privato), Salgari aveva preso parte ad un unico viaggio come mozzo sino a Brindisi, per tre mesi su un’imbarcazione di dodici metri che rischiò pure di naufragare in Dalmazia.

Un collega giornalista lo derise in pubblico per questa sua mania del falso comandante. Salgari lo sfidò a duello, ferendolo al primo assalto e lasciando una marcata voglia di finirlo. Forse si pose la domanda: sarei disposto ad uccidere per preservare questa fandonia? Non lo sapremo mai!

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Il 3 aprile 1897 la regina Margherita di Savoia insignì Emilio Salgari del titolo di Cavaliere, per aver “istruito dilettando” i giovani italiani. Tuttavia il titolo a cui lo scrittore tenne di più negli anni fu quello auto-conferitosi di Capitano, con cui firmava le lettere.

Si firmava col titolo di capitano

Per due anni si trasferì a Genova (vi nacque anche Il Corsaro Nero), dove sovente si recava al porto, per parlottare con i marinai dei carghi. In genere veniva accolto come un lupo di mare, visto che conosceva i porti di tutto il mondo e aveva competenze marinaresche di alto livello. Insomma: quello che non aveva potuto vedere con i propri occhi, lo aveva assorbito in biblioteca, consultando enciclopedie, trattati di botanica, di zoologia, memoriali e resoconti.

Emilio Salgari - Colagrossi - Genova
Emilio Salgari a Genova, vestito da marinaio

Salgari era abbonato al Giornale illustrato dei viaggi e delle scoperte, edito da Sonzogno al prezzo di cinque centesimi di lire a numero. Lo scrittore veronese voleva esaudire “il bisogno fattosi generale di conoscere quello che s’agita in tutte le parti del nostro globo”.

Naturalmente anche altri scrittori dell’epoca non avevano mai mosso un dito fuori dall’Italia, all’epoca non era così semplice affrontare un viaggio. I lettori inoltre non volevano accuratezza scientifica, ma incantarsi e rimanere stupefatti di un mondo lontano.

Emilio Salgari racconta di palombari in lotta con piovre giganti, di esquimesi al polo mentre cacciano balene, dei negrieri del Sahara, dei deserti australiani, delle cacce al condor in Cile, del duro mestiere dei pescatori di perle, della tragedia del cutter Eagle (in rotta verso Barbados).

Le descrizioni del “capitano” sembrano fotografie, come ne Il Corsaro Nero

Ne Il Corsaro Nero (uno dei miei preferiti) c’è questo passaggio che ha un che di poetico, e sembra quasi scaturire dal ricordo di un’emozione personale più che da un dato semplicemente scientifico.

Eccolo: “Sotto i flutti, strani molluschi ondeggiavano in gran numero, giuocherellando fra quell’orgia di luce. Apparivano le grandi meduse; le palegie simili a globi luminosi danzanti ai soffi della brezza notturna; le graziose melitee irradianti bagliori di lava ardente e colle loro strane appendici foggiate come croci di Malta; le acalefe, scintillanti come se fossero incrostate di veri diamanti; le velelle graziose, sprigionanti, da una specie di crosta, dei lampi di luce azzurra d’una infinita dolcezza, e truppe di beroe dal corpo rotondo e irto di pungiglioni irradianti riflessi verdognoli.”

Emilio Salgari - Colagrossi
Statua di Emilio Salgari a Verona

In casa lo scrittore aveva una grossa cassa piena di schede prelevate dalle biblioteche, da cui attingeva per le sue opere, senza precludersi nessuna location sul globo, come dimostrano i suoi numerosissimi romanzi.

Emilio Salgari aveva migliaia di schede naturalistiche…

Nelle sue schede c’era di tutto: dagli insetti, alle scimmie, ai gasteropodi. Egli legge di insetti fosforescenti americani, delle tempeste di sabbia in Islanda, delle spugne perforatrici, del nautilo marino. Persino la flora, con Emilio Salgari, si eleva a ruolo primario e non solo decorativo.

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Salgari (sx) con l’amico scrittore Luigi Motta, che per gran parte della vita lo imitò, ricevendo però più soddisfazioni economiche del maestro.

Nessuno dei suoi lettori sospetta che l’autore non abbia mai nemmeno lontanamente provato il delizioso Durion, che produce una crema al profumo di mandorle, né gustato la carne del babirussa, né del porcellino a zanne ricurve. Salgari riesce a stupire parlando del cavolo palmizio, o degli alberi del pepe e del pane, delle nepenti carnivore, o delle lucertole che planano da un Pinang all’altro.

Non mancarono le corbellerie, in molti suoi racconti, come le tigri del Borneo; infatti le ultime in questa regione si estinsero al termine del Pleistocene, più di diecimila anni fa. Ma le tigri salgariane sono emblemi immortali, protagoniste dell’eterna lotta tra il Bene e il Male.

A modo suo è stato comunque un genio

Leggere in adolescenza un romanzo di Emilio Salgari era (ed è tuttora) come fare un corso accelerato di Scienze Naturali e di Nautica. Lo scrittore riceveva spesso lettere di genitori spaventati poiché i figli si erano messi strane idee in testa, spronati dalle sue avventure; lui voleva incitare i ragazzi all’azione e all’ardimento.

Emilio Salgari - Colagrossi

Senza esserne consapevole, Salgari era stato un genio del marketing romanzesco dell’epoca. Le estati lunghe e vuote venivano colmate dai ragazzi leggendo le sue avventure. L’automobile era un lusso costosissimo e il cinema era agli albori.

Emilio Salgari ha commosso e coinvolto anche scrittori famosi: D’Annunzio, Pavese, Bobbio, Eco. Addirittura Ernesto Che Guevara divenne antimperialista grazie ai romanzi di Salgari, ne lesse sessantadue, di opere.

Usando semplicemente la parola, Emilio Salgari ha viaggiato in lungo e in largo, lasciando correre l’immaginazione verso confini dove pochi si erano spinti.

Ma il lato oscuro era dietro l’angolo, in attesa come una delle sue fiere della giungla. Dopo che la salute mentale della moglie capitolò, Emilio iniziò una fase di declino, complice anche la situazione economica familiare, degradata da ormai parecchi anni.

“A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.”

La mattina del 25 aprile 1911 lo scrittore usci di casa, a Torino, lasciando tre lettere sullo scrittoio. Una agli editori, una ai direttori dei giornali e l’ultima ai quattro figli. A questi ultimi dichiarò di essere un vinto e li avvisava dove recuperare il cadavere del loro padre.

Una ragazza trovò invece il corpo dello scrittore, nella mano stringeva ancora il rasoio, col quale si era aperto il ventre e la gola, come fosse stato un samurai nel suicidio rituale del seppuku.

Gli occhi erano rivolti al sole, verso la sua ultima alba.

Aaronne Colagrossi

Scopri la mia trilogia di romanzi sui pirati su www.colagrossiromanzi.it

Vedi la presentazione dei miei romanzi sulla pirateria
http://www.aaronnecolagrossi.com/presentazione-trilogia-dei-pirati/

Emilio Salgari - Colagrossi

Nota Bene. Questo pezzo è tratto per gran parte da un articolo apparso su National Geographic Italia e redatto da Ernesto Ferrero, scrittore di cui consiglio vivamente le sue opere, una la trovate nel link in alto.

Intervista per il sito vendereunlibro.com

Aaronne Colagrossi
Rodolfo Monacelli intervista Aaronne Colagrossi per il sito vendereunlibro.com

 

Ho conosciuto Aaronne qualche mese fa, dopo l’acquisto di un corso (realizzato insieme a Emanuele Properzi) su Facebook.

Ha sempre dimostrato grandissimo impegno (perché se non ti impegni tu a promuovere il tuo libro, non lo farà nessuno) e ha raggiunto grandi risultati.

Per questo ti voglio presentare la tua storia.

 

Chi è Aaronne Colagrossi e come mai hai iniziato a fare lo scrittore?

Sono un geologo con una grande passione per la natura in tutte le sue forme.

Sin da ragazzo ho sempre avuto un diario su cui lasciavo le mie impressioni quotidiane e i miei pensieri. Iniziai a scrivere quasi per caso: un caldo pomeriggio di luglio del 2009.

Quel pomeriggio scrissi alcune pagine del mio primo romanzo Megalodon il predatore perfetto. In pochi mesi completai la prima bozza e fu così che tutto iniziò. Da allora non mi sono più fermato e ho pubblicato sei libri, ora sto per pubblicarne un settimo e sto lavorando a un ottavo per il 2019.

Qual è l’argomento dei tuoi libri?

Nei quattro romanzi che ho scritto tratto principalmente il mare, sotto molteplici aspetti.

In Megalodon parlo di un gigantesco squalo preistorico, nella Trilogia della Pirateria narro le gesta di questi tre filibustieri del 1600.

Tuttavia mi piace sperimentare nuove argomentazioni e nuovi stili; infatti nel 2017 ho pubblicato due diari di viaggio, uno sulla Transilvania (attraversata in treno in inverno) e uno sul Botswana (una spedizione scientifica tra Okavango e Kalahari).

Sto per pubblicare un diario di viaggio subacqueo con descrizioni specialmente del mondo sottomarino e sto lavorando a un romanzo ambientato nella Seconda Guerra Mondiale. Inoltre ho in sospeso un racconto horror e ho in mente anche un romanzo thriller per il 2020. Insomma: amo saggiare più argomentazioni in questa mia passione per la scrittura, non mi piace chiudermi in uno stile o in un argomento unico.

Hai pubblicato i tuoi libri con un editore o col Self Publishing?

Il primo romanzo lo pubblicai con un editore di Verona, piuttosto grosso anche, con cui il libro di esordio (Megalodon) raggiunse le 1500 copie vendute in tutta Italia. Non ero soddisfatto della promozione, tuttavia, che facevo praticamente da solo. Quindi nel 2015 mi ripresi i diritti per una futura pubblicazione.

Nel 2016 sperimentai il Self Publishing su Amazon; sperimentare è la parola corretta perché testai letteralmente un romanzo sulla pirateria che avevo appena scritto (Capo Tiburon). Quando l’editing fu terminato caricai il file e i risultati furono immediati e positivi, mi sono trovato benissimo, difatti tutti i miei libri sono ora sulla piattaforma Amazon e i risultati sono più che ottimi.

Quello che voglio dire è che un testo, prima di pubblicarlo in Self Publishing, va comunque controllato e ricontrollato in tutti i suoi aspetti (grammatica, trama, ecc) prima dell’upload finale sulla piattaforma. Bisogna seguire un protocollo rigido, molto simile a quello di una casa editrice (per così dire). Io sono molto severo con i miei scritti, anche perché le recensioni arrivano presto e possono essere anche molto dure.

Perché hai scelto il Self Publishing?

I motivi sono tanti, ma quello principale è legato al sistema promozionale italiano. Questo ha delle enormi falle per le case editrici medie e piccole. A meno di pubblicare con il gruppo Mondadori (che tappezza tutto il territorio italiano con il nostro libro) nella stragrande maggioranza dei casi la propria opera finirà abbandonata da qualche parte.

Inoltre molte case editrici chiedono un contributo da parte dell’autore nella pubblicazione, cosa che io trovo disgustosa, a dir poco. La mia prima casa editrice non ha mai chiesto un soldo, ed è quello il modo di aiutare un neo autore a pubblicare, tuttavia dopo un anno il mio libro giaceva semi morente da qualche parte, difatti iniziai immediatamente a lavorare tramite i social network per la mia promozione personale.

Ci parli del tuo ultimo libro?

Il mio ultimo libro è Pirati Sotto Scacco. È un romanzo storico sulla pirateria ambientato nel 1664, nei Caraibi. Qui un gruppo di pirati cerca di strappare alcuni idoli d’oro dalle grinfie degli spagnoli.

Il libro è in parte basato su eventi realmente accaduti, in particolare lo sterminio del popolo dei Cueva da parte dei Conquistadores spagnoli nel 1520. Iniziai a scriverlo il giorno di Natale del 2016; dopo tre fasi di editing, nel marzo 2018, ho finalmente pubblicato il libro su Amazon, sia cartaceo sia e-book.

Che strumenti e modalità di promozione hai utilizzato?

Iniziai con Facebook nel 2012, aprendo una pagina autore (tuttora attiva con quasi 2500 likes) con cui mi promuovevo, caricando spezzoni del primo libro, ecc.

Nel 2016 aprii anche il mio sito (aaronnecolagrossi.com) dove, oltre alle schede complete dei libri che ho pubblicato, inserisco anche articoli storici e scientifici sulle argomentazioni più disparate, tratti dalle mie passioni.

Naturalmente la piattaforma Amazon permette di avere una pagina autore, dove le proprie opere sono presentate come se fosse un sito personale vero e proprio. Questo triangolo (Facebook, sito personale e Amazon) mi ha permesso di raggiungere migliaia di persone in tutta Italia.

Nel 2018 ho seguito anche un corso con Rodolfo Monacelli ed Emanuele Properzi dove ho acquisito innumerevoli strumenti atti a migliorare l’attività promozionale su Facebook e i social network in generale, la qual cosa è stata di vitale importanza, unita anche alle pubblicazioni che hanno raccolto un certo seguito, ovviamente.

Quali sono stati i tuoi risultati?

I risultati sono stati a dir poco ottimali. Inferno Blu Cobalto è uscito nell’agosto del 2017 e un anno dopo ha raggiunto le 2200 copie vendute in tutta ItaliaCapo Tiburon ha raggiunto e superato le 1000Pirati Sotto Scacco è uscito a marzo e ha già raggiunto le 500 copie in circa sei mesi.

Considerando che l’attività promozionale la faccio tutta da solo e che ho creato uno zoccolo di lettori che mi segue, non sono numeri cattivi. Naturalmente ogni testo deve piacere e bisogna porlo nella giusta maniera all’eventuale lettore; anche la copertina è importantissima, mi avvalgo di grafici in Italia, in USA e in Sudafrica.

Ci vuoi parlare dei tuoi prossimi progetti?

Sì certo, come ho detto ho vari progetti di scrittura che sto portando avanti. In particolare un romanzo sulla Seconda Guerra Mondiale abbastanza complesso, cui sto lavorando da due anni, specialmente per lo studio bibliografico, cosa che io seguo in maniera maniacale, anche per le precedenti opere sulla pirateria. Poi vi sono alcuni racconti, altri romanzi per il 2020, ecc. Non mi piace fermarmi e non intendo farlo, scrivere è un piacere immenso, terapeutico quasi.

Ti ringrazio per l’intervista Aaronne e alla prossima.

 

Contatti e Libri di Aaronne Colagrossi

 

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Chi è Rodolfo Monacelli?

Webmarketer e Blogger mi occupo di procurare visibilità e aumentare i profitti a scrittori e a piccole case editrici attraverso Internet. Fondatore nel 2015 di vendereunlibro.com. Seguimi e scopri come usare la comunicazione su Internet per vendere il tuo libro.

Presentazione Trilogia dei Pirati

Cari amici, ho realizzato questo nuovo montaggio del video della presentazione della Trilogia dei Pirati, con audio migliorato e diapositive in sovraimpressione, così che possiate seguirlo meglio, rispetto alla diretta che feci sulla mia pagina facebook. Per qualsiasi domanda lasciatemi un commento oppure scrivetemi in privato a info@aaronnecolagrossi.com.

Di seguito i link della trilogia ebook su amazon; per chi la volesse cartacea e scontata rispetto al prezzo amazon (con dedica), mi contatti sempre in privato a info@aaronnecolagrossi.com

Intervista con il pirata… Aaronne Colagrossi ci racconta il libro Pirati Sotto Scacco

Pirati Sotto Scacco - Aaronne Colagrossi
Intervista a cura di Andrea Mucedola. Tratta interamente dal sito http://www.ocean4future.org

Un nuovo appuntamento con l’avventura. Aaronne Colagrossi, geologo, reporter e scrittore ci stupisce sempre con storie ricche di suspense e colpi di scena. Lo intervistiamo per voi per scoprire il suo nuovo romanzo.

Ormai è dal 2012 che scrivi attivamente, sia romanzi sia diari di viaggio. Pirati Sotto Scacco è il tuo sesto libro e terzo di una trilogia che riguarda la lunga e complessa storia della pirateria. Dove prendi gli input storici per scrivere romanzi di questo tipo?

Diciamo che tutto inizia dal fatto che mi documento moltissimo, potrei dire che il 50% del tempo dedicato alla creazione di un libro (qualsiasi), io lo passo documentandomi sui più disparati argomenti, dal meccanismo di sparo di un dato fucile utilizzato in un certo periodo alle motivazioni politiche ed economiche di guerre, colonie e re. Assorbo come una spugna tutto quello che posso trovare su un determinato periodo storico. In questi mesi, per esempio, sto scrivendo un romanzo sulla Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico, ma la ricerca bibliografica che sto facendo sulla guerra, va avanti da ormai quasi due anni. Per i miei tre romanzi sulla pirateria la ricerca bibliografica di base è stata la stessa ed è durata quasi tre anni, poiché i romanzi erano ambientati nello stesso periodo storico, tuttavia tutte e tre le storie, pur essendo scollegate tra loro, sono strettamente interconnesse a eventi reali realmente accaduti e a personaggi storici realmente esistiti. Sono un maniaco dei dettagli e non tralascio nemmeno quelli nautici, anzi mi avvalgo di persone esperte nel campo. Per la trilogia completa sono stato aiutato da due navigatori oceanici. La bibliografia sulla pirateria del centennio compreso tra il 1630 e il 1730 è davvero ampia e complessa, ma soprattutto i libri migliori sono in inglese. Consiglio i testi dell’americano Benerson Little, sono delle vere bibbie tra noi appassionati di pirateria.

Tu sei un geologo, come sappiamo anche dai tuoi articoli su ocean4future, ma da dove nasce questa tua passione del mare? Che tra l’altro ti ha portato più di una volta a contatto con gli squali, le tue creature preferite.

Il punto è proprio questo: la geologia è lo studio delle scienze della terra, che comprende tutto il nostro pianeta e ciò che lo riguarda. Io amo sia le montagne sia il mare, indifferentemente. La passione per gli squali nasce dal film Lo Squalo, che vidi all’età di tre anni, da allora è stato un crescendo di ammirazione, per questi splendidi animali. Ho avuto modo di scrivere anche la mia prima tesi sulla paleontologia degli squali e un romanzo sul grande squalo megalodon. Alcuni anni fa ottenni anche il mio primo brevetto sub e ho avuto modo di nuotare con gli squali martello, i grigi, i famigerati Carcharhinus longimanus e, non per ultimo, il re del mare: il grande squalo bianco. Inoltre ho scoperto che ci sono molti geologi con la passione per il mare e le immersioni, non siamo pochi.

Grande squalo bianco. A. Colagrossi 2012.

In Pirati Sotto Scacco questi vagabondi del mare si ritrovano a inseguire, e a essere inseguiti, da un convoglio spagnolo per recuperare degli idoli indigeni. Sono fatti realmente accaduti?

In parte sì. Tutto iniziò il giorno di Natale del 2015, stavo navigando su internet e m’imbattei nel museo di storia pre-colombiana di Cartagena de Indias, in Colombia. Vi erano tantissime statue in oro con gemme, raffiguranti animali e altri simboli da idolatrare, com’era solito presso le popolazioni indigene. Alcune di queste popolazioni, come i Cueva, citati nel romanzo, avevano molti di questi oggetti di splendida manifattura. Molte popolazioni furono letteralmente sterminate dai Conquistadores spagnoli. I Cueva trovarono la loro fine definitiva nel 1520 circa. Così mi balenò l’idea di ambientare un romanzo nel 1664, molto tempo dopo la loro scomparsa, con un gruppo di pirati che cercava di recuperare alcuni idoli d’oro dei Cueva dalle mani degli spagnoli per portarli nella Francia di Luigi XIV. Ecco come nacque Pirati Sotto Scacco.

Geoff Hunt, Vascello.
Geoff Hunt, Vascello.

In quanto tempo hai scritto Pirati Sotto Scacco?

Iniziai il giorno stesso di quel Natale, proseguii per tutte le vacanze e per tutto il mese di gennaio, scrivendo una prima bozza. In genere non mi stabilisco una trama ben precisa e mi piace “esplorare” man mano i miei personaggi e le loro attività nella storia, frase dopo frase, paragrafo dopo paragrafo. Feci leggere la bozza al mio editor, che ne rimase entusiasta, così continuai per altri due mesi, poi creai un gruppo di lettura, per analizzare il romanzo e le sue “falle”. Scrissi molti capitoli integrativi. In totale credo di averlo scritto in sei mesi, distribuiti a intervalli nell’arco di tutto il 2016.

Come mai scrivere ben tre romanzi su quest’argomento un po’ desueto, la pirateria?

Sono stato sempre un grande appassionato di pirateria, naturalmente da ragazzo la mia passione era prettamente cinematografica, o legata ai romanzi di Emilio Salgari e Robert L. Stevenson. In età adulta decisi di documentarmi bene e sistematicamente sia sulle tecniche sia sul quadro geopolitico che portò allo sviluppo della pirateria nelle Indie Occidentali e Orientali. Quello che ho scoperto in questi ultimi due anni in realtà mostra tutt’altro che un argomento desueto. Ci sono moti scrittori in Italia e all’estero che scrivono di pirateria.

La lettura di un libro comincia già dal titolo. Perché questo titolo: Pirati Sotto Scacco?

Il titolo è derivato proprio dal fatto che non mi do mai una trama quando scrivo. Mi spiego: mentre scrivevo il libro, mi rendevo conto che, per quanto questi pirati fossero abili e spietati, in realtà non riuscivano a liberarsi del nemico spagnolo: si sentivano in una specie di trappola. E io stesso avevo difficoltà a trovare una via d’uscita ai personaggi, quasi fossimo caduti entrambi in una sorta di maledizione. Ci sentivamo sotto scacco perenne, da cui il titolo che, ovviamente, non trascende dal “viaggio dell’eroe” del protagonista, un pirata inglese, che scopre un po’ se stesso nella sua odissea attraverso il Mar dei Caraibi, ivi compreso l’amore per una prigioniera spagnola. È stato molto bello scrivere questo libro, quasi una sfida nell’interpretazione psicologia di alcuni personaggi, anche.

Cosa c’è di autobiografico in questo libro?

C’è un pezzettino di me in molti personaggi, come la determinazione e la caparbietà nel raggiungere un obiettivo prefissato, nonostante le avversità e i problemi. Oppure la lealtà, quella vera e non quella che va comprata a suon di monete. Tuttavia ho inserito anche alcuni aspetti che odio profondamente nella vita, come la slealtà, o la pedofilia, tra l’altro molto frequente nelle comunità pirata delle colonie nelle Indie.

A quali progetti stai lavorando adesso?

Sto lavorando a un romanzo sulla Seconda Guerra Mondiale, ambientato nel Pacifico, dove avvenne la più grande guerra navale fino ad allora combattuta; la storia del romanzo è interconnessa al mio libro sulla pirateria Inferno Blu Cobalto, un seguito, insomma. La storia parte negli anni quaranta, quando un gruppo di archeologi ritrova le tombe dei pirati in Inghilterra e da lì riparte l’immensa caccia al tesoro del protagonista del primo libro. Tutto avviene nel momento in cui i giapponesi si preparano ad attaccare Pearl Harbor. Poi sto lavorando anche un nuovo diario di viaggio, una crociera subacquea che ho fatto l’anno scorso alle isole Brothers e a Daedalus Reef, nel cuore del Mar Rosso, per vedere gli squali martello e i Longimanus, un’esperienza di vita subacquea incredibile. Spero che possano vedere la luce al più presto.

Carcharhinus longimanus. A. Colagrossi 2017.

Andrea Mucedola 2018

Recensione “In Treno Oltre Le Foreste” – Rivista “Hera” n.5 2017

In treno oltre le foreste Aaronne Colagrossi Luciano Baccaro

Il libro In Treno Oltre Le Foreste è un diario di viaggio nel senso più ampio della parola, corredato da tante foto analogiche in bianco e nero del coautore.

Sulla rivista bimestrale Hera n.5 del 2017, nella sezione “La sala degli archivi”, fu fatta una gradita e inaspettata recensione del libro, da parte del dott. Alessandro Moriccioni, curatore delle recensioni librarie. Riporto interamente il giudizio espresso.

Questo libro autoprodotto (ma facilmente reperibile, clicca qui) è un’autentica perla, un piccolo capolavoro. Frutto della collaborazione del romanziere e geologo Aaronne Colagrossi e del cameraman e fotografo Luciano Baccaro, questo libro è un viaggio tra parole e immagini nell’entroterra poco noto della Romania incastrata tra i Carpazi e la Transilvania. Qui sopravvivono culture e folclori congelati nel tempo, qui si giunge con il treno della meraviglia direttamente da Bucarest col sapore di una transiberiana.

Ed ecco che, sfogliandolo, ci sentiamo letteralmente trasportati nella terra del silenzio dove foto rigorosamente in bianco e nero illustrano testi ugualmente ovattati. E c’è qualcosa di Vivian Maier in tutti gli sguardi, nei paesaggi, negli “attori” che Baccaro coglie in fragrante con la sua macchina. Qualcosa di Hemingway nell’incedere descrittivo di Colagrossi.

La neve, gli alberi, i fiumi, i palazzi, le stagioni  e le persone si fondono nello sferragliare del treno, che non si sente ma ci accompagna da lontano come una litania nella testa.

Ed è chiaro che si tratta della sola giusta colonna sonora a cui aggiungerei il lamento di un violino lontano, in una casa nella foresta.

Alessandro Moriccioni.

Il libro In Treno Oltre Le Foreste è disponibile su Amazon esclusivamente in formato cartaceo.

Recensione rivista Hera

Inferno Blu Cobalto – Intervista da parte di ocean4future.org

Inferno Blu Cobalto Aaronne Colagrossi pirateria
Intervista a cura di Andrea Mucedola. Tratta interamente dal sito http://www.ocean4future.org

Dopo il grande successo di Megalodon, il predatore perfetto e Capo Tiburon, Aaronne Colagrossi ci parla di Inferno Blu Cobalto, il suo nuovo libro sul mondo dei pirati…

I suoi primi libri, Megalodon il predatore perfetto, Capo Tiburon, In treno oltre le foreste ed ora Inferno Blu Cobalto hanno raccolto un grande successo. Sta ora lavorando a un diario di viaggio sul Botswana, altri due romanzi e due racconti. E’ proprio a seguito del successo del suo ultimo libro, Inferno Blu Cobalto, che abbiamo deciso di raggiungerlo per intervistarlo.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Ho sempre avuto un diario su cui scrivo, sin da ragazzo, le mie impressioni e i miei pensieri. Nel 2009 cominciai a fantasticare su una storia ambientata in mare; tutto cominciò per caso, in un caldo pomeriggio di luglio. Nell’arco di due mesi scrissi la bozza del mio primo romanzo Megalodon il predatore perfetto. Scrivere è un qualcosa che mi rilassa; lo trovo profondamente terapeutico. Quando scrivo mi isolo per ore e ore, talvolta interi fine settimana. Non mi pesa affatto, anzi mi piace e mi far stare bene. Quindi prima di tutto io scrivo per me stesso, naturalmente mi fa piacere quando le persone leggono e apprezzano ciò che scrivo; faccio sempre leggere le mie fatiche ad alcune persone estremamente abili e critiche in vari ambiti. Spero di non fermarmi mai nello scrivere, anche perché quando capita, il secondo giorno devo prendere il taccuino e buttare giù qualcosa. Sto male altrimenti!

Quali libri e autori pensi che ti abbiano profondamente influenzato e perché?

All’età di 5 anni lessi “Lo Squalo” di Peter Benchley. Per un bambino come me amante del mare e degli squali fu una vera folgorazione, mi si aprì un mondo. Un autore che invece mi ha influenzato profondamente è Michael Crichton, scomparso nel 2008, autore di capolavori come Andromeda, Il silenzio degli abissi, Mangiatori di morte, Jurassic Park e il Mondo perduto, e naturalmente L’isola dei pirati (uscito postumo). Un autore di cui nutro un profondo rispetto. Negli ultimi anni sto apprezzando molto Stephen King e Wilbur Smith, due veri geni della scrittura. Sono tutti scrittori con uno stile semplice e diretto, che sono riusciti ad entrare nel mio cuore con la loro capacità di espressione. Non mi stancherò mai di leggere le loro opere e le consigli a tutti. Poi naturalmente ci sono tantissimi altri autori che hanno influenzato il mio modo di scrivere ma non voglio dilungarmi troppo.

In treno oltre le foreste Aaronne Colagrossi Luciano Baccaro
In Treno Oltre Le Foreste

Inferno Blu Cobalto sta avendo un notevole successo di pubblico, come d’altronde i romanzi precedenti, perché hai deciso di scrivere, dopo il tuo secondo libro, Capo Tiburon (edito anche in inglese), un nuovo romanzo sulla pirateria?

La storia della pirateria antica ha sempre avuto su di me un che di affascinante e coinvolgente, sia per ciò che riguarda la nautica e le sue tecniche, sia per i contesti geopolitici nei quali si era sviluppata. La pirateria ha origini antichissime, dai tempi degli antichi Egiziani sino ai Romani, per arrivare alla famosa epopea (1630-1730) della pirateria delle Indie Occidentali (Caraibi) e Orientali (Oceano Indiano).  Quando iniziai a scrivere questo libro, nel 2014, volevo raccontare la storia di un pirata cercando di trasmettere le stesse sensazioni che ebbi da ragazzo nel leggere i miei primi romanzi d’avventura. Volevo però anche dare il giusto tono storico al manoscritto, infatti nel romanzo sono presenti molti personaggi, sia realmente esistiti che fittizi, distribuiti in varie località del globo. In particolare nella storia sono citate, localizzate e descritte molteplici località geografiche, soprattutto colonie, città, isole, vulcani e catene montuose, nonché vaste aree marine e zone costiere.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Quale ambiente preferisci per scrivere? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente che tu preferisci quando scrivi i tuoi libri? 

Ho impiegato circa due anni per scriverlo, apportare il giusto editing tramite un editor e raccogliere le sensazioni del gruppo di lettura che avevo creato con alcuni amici; per studiare la bibliografia storica ho impiegato invece circa tre mesi, vari testi però, anche in inglese. In genere scrivo nel mio studio, sia a penna che su Word, al computer. Unica richiesta è la musica, mi piace scrivere sentendo musica, dal Rock, alla Classica sino alle Colonne Sonore. Generalmente metto un po’ di musica, mi prendo un caffè, disattivo il cellulare, Facebook e mi isolo nel mio “mondo”, per così dire. Ne riemergo solo dopo parecchie ore.

Pierre Le Grand
Pierre Le Grand, protagonista di Capo Tiburon. (Realmente esistito)

In quale genere letterario collocheresti la tua opera e quali sono i temi principali del libro?

Il mio è un racconto di avventura e di tipo storico incentrato sulla Pirateria, il coraggio e l’ avventura.

La lettura di un libro comincia già dal titolo. Perché questo titolo?

Semplice. Il mare, l’elemento su cui la pirateria si muove dalle Indie Occidentali alle Orientali, diventa improvvisamente un elemento quasi nemico per i protagonisti, un vero inferno blu cobalto. Ne leggerete delle belle.

Come definiresti il tuo stile? A quale autore del presente o del passato ti senti (o aspireresti) di somigliare?

Bella domanda. Tutte le persone che hanno letto sia il mio primo romanzo che il secondo concordano su un punto: sono estremamente diretto e semplice nello stile e nelle strutturazione dei dialoghi. I tre autori ai quali mi ispiro, come stile, sono Michael Crichton, Wilbur Smith e Stephen King.

Cosa c’è di autobiografico in questo libro?

Diciamo che c’è un pezzettino di me in ogni singolo pirata dell’equipaggio del comandante Knight.  Mi sono ispirato molto alla letteratura di genere e alla cinematografia relativa. In merito ai personaggi ho preso ispirazione sia da alcune persone che conosco, decisamente caratteristiche sia nell’aspetto che nel carattere, sia da personaggi del mondo dello spettacolo, in particolare dal cinema. Ci sono facce che mi ispirano molto e mi colpiscono per la loro determinazione. Ciò che ha ispirato il mio libro è la pura e semplice passione per il mare e tutto ciò che lo riguarda, ivi compresa la storia della pirateria e della nautica.

C’è qualche personaggio del libro in cui ti riconosci particolarmente?

Come ho detto c’è un piccolo pezzettino di me in ogni personaggio pirata che prende parte alla storia. Quindi il mio io è sparpagliato tra le pagine, tuttavia nel comandante Charles Lee Knight ci sono molti aspetti che riguardano la mia personalità.

Copertina Capo Tiburon Aaronne Colagrossi
Capo Tiburon

A chi è rivolto questo libro, quale pensi che sia il tuo pubblico ideale e per quale motivo?

Finora è stato letto sia da persone adulte sia ragazzi adolescenti. Non credo che ci sia una fascia di età specifica. Penso che sia indirizzato a tutti gli amanti del mare, dell’avventura nel più ampio senso del termine, della storia e dell’azione. Si tratta di una storia in cui il protagonista matura, cambiando molti aspetti della sua personalità e arrivando a capire davvero quale è il suo coraggio nell’affrontare le avversità della storia: un vero e proprio viaggio dell’eroe, insomma. Tuttavia una storia semplice e diretta, che non vi farà annoiare.

Immagina di fare la presentazione del tuo ultimo libro davanti ad un vasto pubblico. Come scriveresti le prime righe di introduzione al tuo discorso?

“Che cosa sapete veramente della pirateria? Siamo abituati a vedere il pirata armato di sciabola e tricorno al cinema ma chi erano veramente questi personaggi che hanno segnato un’epopea, a volte scrivendo  la storia con le loro gesta. Knight fu uno di questi, tuttavia non vedrete il suo nome nei libri di storia, perché era un pirata, un nemico del genere umano, per l’ordine costituito. Eppure Knight e la sua ciurma di filibustieri attraversarono il globo per trovare la salvezza e fare giustizia. Dal suo nome nasce questa storia di fantasia ambientata nel mar dei Caraibi, nel 1666. Il Reaper, una nave pirata di Port Royal in Giamaica, attacca una nave ad est di Cuba. Ma la preda catturata si rivela di tutt’altra pasta: è una nave inglese. Carlo II d’Inghilterra, il potente sovrano, brama vendetta e vuole il comandante Charles Lee Knight: vivo o morto, non fa differenza. Charles Lee Knight affronterà il suo destino attraverso oceani, isole sconosciute, avventure, indigeni, battaglie navali, tempeste, violenze, morte, prigionia, bottini … l’amore.”

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Decisamente il CD di Master and Commander, Sfida ai confini del mare, un film indimenticabile, interpretato da Russel Crowe (il Gladiatore) e basato sui romanzi di Patrick O’Brian, tra l’altro uno dei miei autori preferiti.

Port Royal_la Sodoma del Nuovo Mondo
Giamaica, baia di Port Royal.

A chi è dedicato questo libro, oppure, a chi lo dedicheresti?

È dedicato a mia madre, donna davvero tenace verso le avversità della vita, un po’ come il protagonista del mio romanzo. Ma anche in memoria di mio nonno materno, fiero marinaio d’Italia nella seconda guerra mondiale.

Spero di avervi incuriosito con la pirateria… ora sta a voi perdervi nei miei libri… [Amazon]


 

 

 

 

Il grande squalo Megalodon.

Il grande squalo Megalodon
Breve storia degli squali.

Gli squali sono considerati tra le creature più antiche che abbiano mai vissuto sul nostro pianeta. I reperti fossili di questi animali sono circa tre volte più vecchi di quelli dei dinosauri, nonché quasi cento volte più arcaici rispetto all’intero percorso evolutivo seguito dallo stesso genere Homo.

L’albero genealogico dei Condritti (o anche Condroitti) si erge maestoso nel lungo percorso della storia naturale per un periodo di circa quattrocento milioni di anni. Forme primitive di squali nuotavano sinuose nei fiumi e negli oceani primordiali, ancor prima che gli insetti prendessero il volo e persino molto prima che le piante avessero di fatto colonizzato interamente tutti i continenti.

Cenni storici museali.

Nel corso del Novecento, in particolare la prima metà del secolo, la continua ricerca da parte dei musei di tutto il mondo nel gigantismo in molte specie animali, non escluse gli squali da questa indagine, forzata (a mio parere!).

Fu in questo periodo che il Carcharocles megalodon (o Carcharodon megalodon) divenne una celebrità tra i fossili, nonostante la specie fosse stata descritta nel 1843 dallo scienziato svizzero Agassiz e i denti fossero conosciuti già da molto tempo in numerose collezioni del mondo, soprattutto italiane.

Il grande squalo Megalodon
Museo di storia naturale di New York. Ricostruzione del professor Dean, sovradimensionata di 2/3 volte.

Tuttavia quando furono montate alcune mascelle, in maniera errata oltretutto, le platee di tutto il mondo tremarono di fronte a questo squalo gigante esposto nelle sale museali, dove le sue mascelle imponenti troneggiavano insieme agli scheletri dei dinosauri.

Sistematica e distribuzione mondiale dei fossili.

Il Carcharocles megalodon (come tutti gli squali estinti d’altronde) è conosciuto solo per i denti fossili, spesso di dimensioni enormi (e rare vertebre), ritrovati nelle successioni rocciose di origine marina del Miocene e del Pliocene su tutto il globo. I primi resti fossili di questo neoselace (ovvero gli squali moderni), appartenente al genere Carcharocles, risalgono al Paleogene inferiore, ma è nel Neogene (tra 2.5 e 23 milioni di anni fa) che questa creatura mastodontica ebbe la sua massima diffusione.

Il grande squalo Megalodon
Carcharocles megalodon, Sudafrica. 11 cm. Collezione personale (A. Colagrossi).

Carcharocles megalodon era in sostanza cosmopolita nel Miocene medio-superiore e quasi sempre accompagnato, nei registri fossili, da Isurus hastalis (anche Cosmopolitodus h., un attivo mako predatore), tanto che lo scienziato Leriche, nel 1926, affermò che l’associazione di questi due squali fossili caratterizzava il Neogene marino di ogni parte del globo.

Nel mondo ci sono tantissime formazioni sedimentarie nelle quali è possibile rinvenire denti di squalo; nella California meridionale vi è addirittura una collina dedicata ai fossili di questi temuti vertebrati predatori, chiamata Sharktooth Hill (collina del dente di squalo).

Negli ultimi cinque anni sono state condotte analisi molto attente sui depositi fossiliferi e sugli aspetti sedimentologici, tanto che alcuni scienziati sono riusciti ad isolare i maggiori assembramenti di denti e ad affermare che la distribuzione di questi grandi squali nel mondo era davvero amplia; la specie era abbondante tra la latitudine di 56° nord e i 44° sud del globo.

I maggiori assembramenti fossili appartengono principalmente alle due Americhe, in particolare: Argentina, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Messico, Panama, Perù, USA (più che altro la California e gran parte degli Stati della costa orientale), Venezuela e Uruguay. Senza tralasciare molte isole dei Caraibi, comprese le piccole Antille orientali.

Il grande squalo Megalodon
Distribuzione geografica dei maggiori ritrovamenti fossili di Megalodonte.

L’area del Mediterraneo è ricchissima di fossili di Carcharocles megalodon: Italia, Austria, Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Malta, Olanda, Turchia, Polonia e Spagna.

In Asia, in particolare in Giappone, sono stati trovati tantissimi siti paleontologici a denti di squalo. Come anche il settore meridionale dell’Australia ne è ricco; ma anche entrambe le isole della Nuova Zelanda e le isole Fiji.

Tuttavia pare che nel Miocene inferiore, circa 23 milioni di anni fa, le popolazioni di questi grandi squali erano distribuite prevalentemente nell’emisfero settentrionale, soprattutto nel mar dei Caraibi e nel Mediterraneo (oceano Tetide centro-occidentale). Tra i 13 e i 5 milioni di anni fa, invece, il Carcharocles megalodon divenne cosmopolita. Tuttavia gli scienziati sono certi che l’intera popolazione mondiale di megalodonti ebbe una decrescita (pari a circa il 20%) tra i 7 e i 5 milioni di anni fa, sparendo con un crollo quasi improvviso nel Pliocene.

Questi grandi squali vivevano in mari con temperature medie annuali comprese tra i 12° e i 27°C; questi dati sono basati su analisi paleoecologiche ben precise, fatte nei siti di ritrovamento dei maggiori assembramenti di denti.

Il grande squalo Megalodon
Carcharocles megalodon, Sudafrica. 7 cm. Collezione personale (A. Colagrossi).

Esistono tutt’oggi problematiche sulla nomenclatura del grande squalo megalodon.

Ciò in parte è dovuto alla natura dei singoli fossili, che cambiano colorazione e stato d’integrità in base al deposito roccioso nel quale sono inglobati, e allo stadio di crescita dell’animale (dimensioni variabili tra giovani e gli adulti), anche in areali molto prossimi.

La problematica principale va ricercata nella morfologia dentaria. Questa è apparentemente molto simile a quella del grande squalo bianco attuale, ma non uguale, e ciò ha generato attribuzioni al genere Carcharodon.

In particolare la vecchia concezione, secondo la quale il megalodon sia il diretto progenitore del grande squalo bianco attuale (Carcharodon carcharias), non troverebbe supporto proprio a causa della morfologia dei denti, diversi in molteplici aspetti. Le nuove linee di pensiero attribuiscono allo squalo il genere Carcharocles.

Il grande squalo Megalodon
Carcharodon carcharias, moderno squalo bianco, dente fossile. Sudafrica. 5.5 cm. Collezione personale (A. Colagrossi).

La comunità scientifica internazionale è però d’accordo che sia lo squalo bianco sia il C. megalodon, abbiano avuto un progenitore comune identificato nel genere Cretolamna (Cretaceo superiore), con ben sette specie fossili, documentate nel Nord America e nel Nord Africa; si trattava di un massiccio squalo predatore, lungo fino a circa quattro metri, che ebbe un buon successo evolutivo tra gli 85 e i 65 milioni di anni fa, quando scomparvero i dinosauri.

Il grande squalo Megalodon
Diagramma evolutivo.

Dimensioni e cibo.

In merito alle teorie sulle dimensioni del grande squalo megalodon queste sono molto variabili e, nel corso delle ultime decadi, prestigiosi scienziati da tutto il mondo si sono cimentati nell’ardua impresa, basandosi sull’accrescimento dello smalto (comparato anche ai denti di squalo bianco) e sulla larghezza della corona e della radice del dente (utilizzando i denti fossili più grandi mai ritrovati).

La maggior parte degli scienziati concorda sul fatto che il C. megalodon raggiungesse una lunghezza tra i 13 e i 19 metri, con una massa corporea variabile tra le 48 e le 80 tonnellate (questi dati sono relativi a esemplari adulti).

Il grande squalo Megalodon
Carcharocles megalodon comparato con un grande squalo bianco (Carcharodon carcharias).

Riguardo all’alimentazione le teorie abbondano e gli studiosi concordano oramai sul fatto che il megalodon avesse bisogno di grandi quantità di cibo per sostenere la sua massa corporea; ciò lo avrebbe certamente spinto a cacciare prede di grossa taglia come balene, altri mammiferi marini ricchi di grasso e grandi pesci pelagici (probabilmente anche altri squali). Molteplici ossa di balene fossili (vertebre caudali in particolare, lo squalo aggrediva l’organo propulsore della preda) mostrano segni inequivocabili di denti di squalo megalodon.

Il grande squalo Megalodon
Disegno a matita raffigurante un Carcharocles megalodon che attacca una balena misticeta. A. Pistillo, 2012.

Tuttavia, recentemente, in alcune formazioni mioceniche del Perù meridionale, risalenti a 7 milioni di anni fa, sono state ritrovate ossa di Piscobalaena nana; un tipo di balena misticeta, lunga all’incirca 6 metri (molto agile), le cui ossa riportano segni di denti di Carcharocles megalodon.

Gli scienziati che si occupano della pubblicazione scientifica hanno notato che i punti scheletrici in cui compaiono i segni dei denti del grande squalo sono: la mascella inferiore, le scapole e la coda.

Ciò farebbe propendere i ricercatori per un attacco diretto, mortale, da parte del grande predatore, in punti vitali di propulsione. Tuttavia non ne sono certi; il grande squalo potrebbe anche aver semplicemente divorato la carcassa. Nella stessa formazione sono state ritrovate anche ossa fossili di orca (agile predatore), di denti di altre specie di squali del genere Carcharocles e di grande squalo bianco (attivo predatore di mammiferi marini).

Estinzione, competizione e specie simili.

L’estinzione dei grandi predatori all’apice della catena alimentare è sempre di grande interesse in ambito ecologico; le domande sono ovvie, ma bisogna capire che in natura tutto ha un equilibrio, e persino un grande predatore perfezionato può estinguersi, se vengono a mancare determinati equilibri, o se entrano in gioco interferenze esterne, come accade ai nostri giorni con l’inquinamento e le attività umane di caccia e di pesca (come il depinnamento degli squali, per esempio).

Le cause di estinzione del C. megalodon sono molteplici ed estremamente complesse, poiché incorporano numerosi parametri, provenienti da parecchie branche scientifiche (meteorologia, paleontologia, ecologia, geologia, glaciologia, zoologia e oceanografia).

Il grande squalo Megalodon
Evoluzione degli squali moderni dal genere  Cretolamna del Cretaceo.

Nel corso degli ultimi decenni tanti scienziati hanno lavorato al tema e tuttora gli studi sono in pieno sviluppo.

La comunità scientifica internazionale ritiene che il raffreddamento di terre e mari (picco freddo di 2.8/2.5 milioni di anni fa), periodo durante il quale iniziarono le grandi glaciazioni quaternarie, cui seguì la diminuzione media delle temperature globali, un abbassamento medio del livello del mare e una diminuzione delle prede abituali, portarono all’estinzione i grandi squali megalodon.

Molti scienziati ritengono che fattori biotici abbiano avuto la meglio su quelli su citati ti tipo climatico: in particolare si evidenziano il collasso della popolazione di balene misticete e la comparsa di nuovi predatori (tra cui il grande squalo bianco e le orche).

In particolare quest’ultima teoria io la trovo molto interessante, poiché alcuni scienziati hanno ipotizzato che la comparsa di mammiferi marini del genere Orcinus (l’antenato dell’orca attuale) abbia contribuito in maniera evidente al declino del C. megalodon; perché questi mammiferi erano più intelligenti, molto più agili e, soprattutto, cacciavano in gruppo, come appunto le moderne orche.

Probabilmente la concomitanza del raffreddamento degli oceani, della diminuzione delle prede e, infine, della competizione con altri predatori (in questo caso più efficienti e con maggior successo evolutivo) come le orche, abbia causato l’estinzione del Carcharocles megalodon.

Qualcosa successe alla popolazione mondiale di questi squali giganti, ma cosa? La domanda è ancora senza risposta, sfortunatamente.

C’è da considerare anche il fatto che due cugini evolutivi del megalodonte, il Carcharocles chubutensis, un gigantesco squalo predatore di circa 12 metri di lunghezza, e il Carcharocles angustidens, un altro predatore di circa 8 metri di lunghezza, vivevano nello stesso periodo del megalodonte, nonostante C. angustidens sia il predecessore di C. chubutensis, che a sua volta lo è del megalodonte. Anche se alcuni scienziati nutrono dubbi su queste discendenze genetiche, poiché vivevano contemporaneamente durante tutto il Miocene.

Il grande squalo Megalodon
Comparazioni tra varie specie di squali fossili, tra cui il Carcharocles (Carcharodon) megalodon, il Carcharocles chubutensis (circa 12 mt) e il Carcharocles angustidens (lunghezza circa 9 mt – proposto come nuovo genere Carcharodes in base ai fossili della Nuova Zelanda).

Ad ogni modo le tre specie di squali erano in competizione per le medesime prede.

Tuttavia i ricercatori sono sicuri che il Carcharocles chubutensis aveva maggiori capacità di adattamento ambientale, rispetto al cugino megalodon. Anche la dentatura era diversa, infatti i denti del C. chubutensis erano diversi dall’arcata superiore a quella inferiore, in particolare quelli superiori erano molto più larghi e piatti rispetto ai denti della mascella inferiore (quasi come nei moderni mako); inoltre, rispetto al megalodonte, C. chubutensis aveva le cuspidi laterali in fase di fusione col dente (sia in esemplari giovani che adulti); questo è ritenuto un carattere antico, rispetto al più moderno megalodonte.

Il grande squalo Megalodon
Carcharocles chubutensis, fusione cuspidi laterali quasi completata, in C. megalodon la fusione è completa.

Alcuni anni or sono, in Nuova Zelanda furono ritrovati 165 denti e 32 vertebre in uno di quelli che è risultato uno dei migliori ritrovamenti di fossili terziari di grandi squali. Appartenevano a un enorme Carcharocles angustidens. Il grado di preservazione era talmente alto che qualche scienziato propose il nuovo genere “Carcharodes“, poiché si notavano tantissime somiglianze sia con il grande squalo bianco attuale (Carcharodon carcharias, comparso circa 16 milioni di anni fa) che con il Carcharocles megalodon. Il grande squalo fossile fu stimato con una lunghezza di 9.3 metri.

Il grande squalo Megalodon
Comparazione tra varie specie di squali fossili del genere Carcharocles.

Oggi.

Molti criptozoologi sono convinti del fatto che esista tuttora un piccolo numero di squali megalodon che sia riuscito a sopravvivere indenne a questi mutamenti; in particolare ai cambiamenti climatici, ma che semplicemente abbiano modificato i loro stili predatori, cacciando e vivendo negli abissi.

Il romanzo di Steve Alten, dal titolo Meg, ebbe molto successo. All’epoca il libro mi appassionò molto, nonostante i gravi errori paleontologici, soprattutto di stampo cronologico e comportamentale.

Personalmente mi affascina l’idea che da qualche parte, negli abissi profondi, si aggirino furtivi questi giganteschi squali, cacciando grandi animali come calamari giganti, o capodogli in immersione profonda.

Questo fascino per me è stato talmente forte che mi ha spinto a scrivere un romanzo nel 2012, [Leggi articolo].

Tuttavia bisogna comunque considerare che un romanzo è appunto una storia di fantasia, e non una prova scientifica, seppur ancorata a un elemento di realtà (il Carcharocles megalodon è l’elemento reale, in quanto fossile riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale).

La verità è che il Carcharocles megalodon è, purtroppo, estinto.

Aaronne Colagrossi.

Un grazie al sito OCEAN4FUTURE

 

 

 

Megalodon il predatore perfetto – Da recensionelibri.org – 2012

Recensione del romanzo Megalodon.

“Al Duncan era lì, il viso biancastro con la bocca spalancata in un grido muto, i lunghi capelli biondi ondeggiavano lentamente nella placida corrente abissale. Il resto del corpo non c’era più, dalla cintola in giù non c’era più niente. Il sangue ancora usciva copioso dalla base del troncone”.

Due sono le reazioni difronte a un mostro vecchio di millenni d’evoluzione. Da una parte lo spavento ispirato dalla minaccia, dall’altra la fascinazione del mistero. Due scintille perse nello sguardo di un cacciatore. L’uomo. Megalodon il predatore perfetto di Aaronne Colagrossi, edito da Edizioni il Frangente, racconta la spietata bellezza della natura e la devastante capacità della specie umana di distruggerla, ergendosi come ultimo, vero predatore perfetto.

Tanti i riferimenti alla biologia della natura nel romanzo di Colagrossi, osservazioni quasi puramente scientifiche, dal sapore formativo. Mentre il ritmo narrativo è piuttosto veloce, frequenti cambi di scena, arricchiti da un uso del dialogo che accompagna il lettore per buona parte del testo. A tratti, leggendo Megalodon il predatore perfetto, potreste avere l’impressione di guardare un film. Le figure sono tratteggiate, senza per questo mancare di una caratterizzazione, ma puramente funzionali ai significati tracciati dal percorso letterario.

C’è chi è mosso dalla volontà di conoscere, chi invece esegue un compito dettato dall’agenda del potere governativo, chi ancora vorrebbe solo avere il privilegio di uccidere quell’antico predatore. Intorno alla spedizione, organizzata alla volta del mastodontico squalo, personaggi diversi vanno a riflettere i tanti scenari possibili che potrebbero prodursi a fronte di un mistero da esplorare. L’avventura ha però il dono del pragmatismo, e vediamo consumarsi anche temi di attualità: dall’ecoterrorismo alla caccia illegale alle balene, passando per le regioni di stato che tutto possono. Mentre la scienza resta a guardare, trattata come mero strumento.

Iacopo Bernardini

19 Novembre 2012

Leggi [Articolo originale] [Intervista originale]
Aaronne Colagrossi

Capo Tiburon – Da recensionelibri.org – 2017

Copertina Capo Tiburon Aaronne Colagrossi
La trama

Tiburon in spagnolo significa squalo, quel predatore dalla forma sinuosa e allungata come il promontorio roccioso che regna sovrano come un gigantesco mostro marino sul lato sudorientale di Haiti-Santo Domingo. Proprio Capo Tiburon, infatti, fa da sfondo alle vicende narrate in questo romanzo breve.

Siamo nel 1635 e la piroga pirata Chasseur, dieci metri di lunghezza e ventinove filibustieri a bordo, è alla deriva nel mar dei Caraibi dopo una tempesta. La lunga canoa si trova cinque miglia a ovest di Capo Tiburon, i naufraghi languono come anime perdute in un’astenia infinita: pungolati dalla fame e dalla sete, il morso dell’avidità che li ha spinti in mare non molla la presa.

Il comandante di questa ciurma di bucanieri, Pierre Le Grand, avvista un enorme galeone spagnolo nei pressi del promontorio e le mascelle della bramosia si stringono ancora di più intorno a lui. Il pirata sul ponte urla ferino l’ordine d’attacco e navigando a remi durante la notte, Le Grand fa prima affondare la Chasseur per poi lanciarsi con i suoi uomini all’arrembaggio dell’immensa nave da guerra, con poche probabilità di successo.
Del resto, la vita nella filibusta è così: vivo alla luce del sole, o morto in fondo al mare.

Gli uomini stavano acquattati sul fondo di legno marcio della piroga come cani nel fango pronti a catturare un animale. Le Grand disse: «Abborderemo sulla fiancata di destra, a mezzanave. Voglio che vi arrampichiate come scimmie, ammazzatene quanti più potete; non fermatevi nemmeno davanti al diavolo in persona».

L’autore

Aaronne Colagrossi è nato a Campobasso nel 1980 e si è laureato in Scienze Geologiche e Geologia Applicata all’Ingegneria. Da sempre appassionato di scienza, storia e immersioni subacque, la nascita dell’interesse per gli squali è da ricercare nella lettura durante l’infanzia del romanzo “Lo squalo” di Peter Benchley, che lo folgorò acuendo la sua attrazione per gli ambienti marini.

Aaronne Colagrossi

Grande viaggiatore e fotografo, dopo aver girato l’Europa sbarca nel continente africano dove entra per la prima volta in contatto con la natura pura. Autore di due romanzi, nelle sue opere affronta sempre temi a lui cari come il mare e la pirateria. Mosso dal desiderio costante di esprimersi per mezzo della scrittura, l’autore ha da poco inaugurato il suo blog personale aaronnecolagrossi.com, oltre a essere a lavoro su due nuove opere di narrazione sulla pirateria e due reportage di viaggio sulla Romania e sul Botswana.

Per maggiori informazioni, visitate la pagina Facebook dell’autore.

Lo stile

Capo Tiburon è un racconto storico di avventura che trascina il lettore dentro un evento realmente accaduto. Con uno stile diretto e una strutturazione dei dialoghi efficace e d’impatto, Colagrossi rende vivide le scene da lui narrate, permettendo al lettore di percepire il rollare del ponte della nave sotto di lui e l’odore di acqua salmastra nelle narici.

Il romanzo breve di Colagrossi nasce da un accurato lavoro di ricerca e studio delle fonti bibliografiche e risulta credibile negli aspetti più tecnici, come quelli storici o nautici, ma anche scorrevole e appassionante per chi è alla ricerca di una buona storia di avventura, pirateria e coraggio. La passione pura dell’autore per il mare e tutto ciò che lo riguarda è palpabile tra le pagine e rende l’opera perfetta per adulti e adolescenti pronti a salpare con la lettura verso questo mondo tempestoso dove ogni essere umano rischia di essere sballottato come una briciola di pane su una tavola di ubriachi.

Capo Tiburon è un racconto che resta aderente alla bibliografia storica, senza concedersi voli di immaginazione e per questo capace di soddisfare anche il più pignolo degli amanti dei un genere, quello della pirateria, che vanta una storia lunga e affascinante.

Capo Tiburon è disponibile su Amazon

[Articolo originale]

Geoff Hunt: artista del mare.

Geoff Hunt, Convoglio.

Geoff Hunt (Londra, 1948) è un artista britannico che ha dedicato la sua carriera a un tipo di arte molto particolare: quella sul mare e sui velieri.

Geoff Hunt è specializzato soprattutto in disegni sugli antichi velieri del diciottesimo e del diciannovesimo secolo, sia da guerra che non, ma anche di sommergibili e di grandi navi da guerra moderne.

 

Geoff Hunt, Seconda Guerra Mondiale WWII. Colagrossi
Geoff Hunt, Seconda Guerra Mondiale.

Egli stesso comunque afferma di amare particolarmente gli antichi velieri, trovandoli affascinanti, impressionanti e davvero terrificanti, da un punto di vista della potenza di fuoco, in grado di scatenare in battaglia.

 

Geoff Hunt. Colagrossi
Geoff Hunt.

Nel corso degli anni Geoff Hunt è divenuto leader nel settore, arrivando a disegnare tutte le copertine dello scrittore Patrick O’Brian, creatore della saga di romanzi sulle avventure del comandante Jack Aubrey e del medico Stephen Maturin, da cui, nel 2003, è stato tratto il film premio Oscar Master & Commander, con Russel Crowe e Paul Bettany.

 

Geoff Hunt, Duello Nel Mar Ionio. Colagrossi
Geoff Hunt, Duello Nel Mar Ionio.

Sul finire degli anni sessanta Geoff Hunt frequentò con successo un corso di progettazione grafica, diplomandosi nel 1970. Per un paio di anni si impiegò nel settore della pubblicità, per poi passare all’attività freelance. Dal 1977 al 1979 fu direttore artistico per la rivista trimestrale Warship.

Alla sua carriera ha da sempre associato quella delle esposizioni, avvenute in tutte il mondo. Ha ricoperto il ruolo di presidente nella Royal Society of Marine Artists, attualmente ne è vicepresidente.

È risaputa la sua passione maniacale per i dettagli navali e la precisione con cui li raffigura, ma non è tutto: la sua accuratezza si spinge anche all’oceanografia e alla meteorologia.

 

Geoff Hunt, Vascello. Colagrossi
Geoff Hunt, Vascello.

È nota la sua chiamata all’osservatorio reale inglese, in cui chiese dati concernenti il sole, in un dato punto di latitudine e longitudine sul globo, in un preciso momento della storia; per mantenere l’accuratezza storica in una sua tela.

Nel 2008 ha pubblicato un libro illustrato sull’amata Surprise (la nave della Royal Navy, comandata da Jack Aubrey nei romanzi di O’Brian). La pubblicazione è avvenuta insieme a Brian Lavery, uno storico navale britannico, curatore del museo marittimo di Greenwich.

Geoff Hunt attualmente vive a Wimbledon con sua moglie e i suoi due figli.

Aaronne Colagrossi