1863 – Gettysburg – L’America spezzata.

Unione, una parola che in America ha una storia profonda e complessa. Dall’aprile del 1861 all’aprile 1865 gli schiavisti, riuniti sotto la Confederazione degli Stati Uniti, si batterono per l’indipendenza dall’Unione, che il presidente Lincoln era intenzionato a mantenere ad ogni costo. Sia i confederati sia i nordisti pensavano di risolvere e vincere la guerra in poco tempo: ma non andò così. La storia parla chiaro, più di mezzo milioni di morti in cinque anni di guerra. La battaglia di Gettysburg è quindi solo un tassello nella grande scacchiera della guerra creatasi in quegli anni, tuttavia molto importante.

L’Unione incominciò ad avere la meglio solo a partire dal 1863, a luglio, per essere precisi, nella battaglia di Gettysburg, in Pennsylvania; più di centocinquantamila uomini si scontrarono in quella che è definita la battaglia più grande del Nord America. Cinquantunmila uomini caddero sul campo e più di trentamila rimasero orrendamente feriti e mutilati.

Stampa dell’epoca sulla battaglia di Gettysburg.

Ma facciamo un passo indietro all’inverno: a gennaio 1863.

All’inizio dell’anno il generale Robert E. Lee era decisamente ottimista per come stavano andando le sorti della guerra, in favore dei confederati. Nonostante la sua armata della Virginia del Nord avesse subito ingenti perdite l’anno prima, anche gli schiavisti avevano dato una batosta all’armata del Potomac dell’Unione. La situazione a gennaio era quindi sostanzialmente positiva per il sud; i due eserciti erano accampati sul lati opposti delle rive del fiume Rappahannock, in attesa che finisse l’inverno.

Il freddo era insopportabile e i viveri, soprattutto tra le file dei sudisti, non erano ottimali. Alloggiati in baracche e tendopoli, riscaldati dai soli fuochi, i soldati dei due eserciti, sui loro diari ritrovati e recuperati, descrissero situazioni molto simili:

Neve, gelo e pioggia quasi tutti i giorni; le strade e le piste sono impraticabili, tale che è impossibile spostarsi.

Gennaio 1863. Fotografia del campo nordista.

Il morale era comunque alto tra i sudisti. Il 2 gennaio, il soldato della Confederazione William F. Brand scrisse sul suo diario:

Penso che la situazione per la nostra confederazione stia migliorando e spero che tra non molto saremo un popolo libero e indipendente. Il morale della truppa è alto.

La situazione rimase così fino al 27 aprile, quando i nordisti attraversarono il fiume per dar battaglia alla confederazione. Il 1 maggio i sudisti ottennero una nuova vittoria: quella della battaglia di Chancellorsville, definita la “Battaglia perfetta di Lee”.

Soldati dell’Unione sul lato occidentale del fiume Rappahannock, nei pressi di Fredericksburg. Virginia.

La battaglia durò sei giorni, sino al 6 maggio e vi perse la vita anche uno dei migliori generali di Lee, Thomas “Stonewall”Jackson. Il presidente Lincoln invece sostituì il generale nordista Joseph Hooker con il comandante George G. Meade, a causa della sconfitta.

NB. La sostituzione avvenne però il 28 giugno, quando Hooker, infastidito dai modi di Lincoln, presentò le dimissioni. Il presidente le accettò immediatamente e nominò Meade, che dovette recarsi subito verso nord, a Gettysburg, dove era stato avvistata l’armata di Lee.

Il generale Lee ora mirava a invadere la Pennsylvania, dove avrebbe ottenuto rifornimenti e cibo nelle ricche fattorie, permettendo alla Virginia, martoriata dalla guerra, di giungere a un meritato riposo; ciò avrebbe permesso di spingere il nemico verso nord, costringendolo in uno scontro che Lee riteneva di poter vincere.

Il generale Robert E. Lee, comandante dell’armata confederata della Virginia.

I due reggimenti cominciarono ad avanzare verso nord, muovendosi in parallelo alle Blue Ridge Mountains, come immensi serpenti pronti a scontrarsi in una battaglia senza tempo.

Le marce cui erano sottoposti entrambi gli eserciti erano estenuanti. Il 5° reggimento di fanteria confederata della Virginia, ridotto a 600 unità, si unì con altri quattro reggimenti, formando la brigata Stonewall, comandata dal generale Thomas “Stonewall”Jackson; nel solo 1862 il 5° reggimento aveva marciato per 2400 km nei territori dell’America, cui dovevano sommarsi i 1100 della prima metà del 1863.

Dall’altra parte i nordisti non furono da meno; l’83° reggimento di fanteria della Pennsylvania, creato nel 1861 da mille volontari, tutti contadini delle fattorie del nord, fu decimato di 600 unità da battaglie e malattie. In quei primi mesi del 1863 il reggimento aveva già marciato per 1200 km, cercando di stanare l’esercito sudista di Lee.

Il presidente Lincoln visita un campo nordista.

L’11 giugno l’armata confederata delle Virginia superò il villaggio di Flint Hill, verso ovest, rispetto alla posizione stimata dai nordisti. Infatti l’armata di Lee mirava a valicare le montagne a occidente, per marciare poi indisturbato verso nord.

Il 13, il 14 e il 15 giugno l’esercito sudista (che avanzava attraverso le montagne) si scontrò con le forze dell’unione, nei pressi di Winchester , che presidiavano la città dal 1862. I sudisti fecero 2000 prigionieri.

Il 17 giugno i nordisti dell’83° mangiarono la foglia e i comandanti mandarono la cavalleria dell’Unione verso ovest, cercando di individuare la posizione di Lee, avvenne un sanguinoso scontro alla base dei monti Blue Ridge.

Il 21 giugno, però, i nordisti ricevettero un aiuto cruciale dall’83° reggimento della fanteria della Pennsylvania, subendo una sola perdita su un campo di battaglia di ben 27 km di estensione.

La marcia dei due eserciti verso nord, che portò allo scontro di Gettysburg, in Pennsylvania. In rosso i movimenti dei sudisti, in blu quelli dei nordisti.

Il caldo era soffocante, mentre i sudisti attraversavano i monti Blue Ridge, un soldato del 5° reggimento scrisse:

Faceva caldo e le strade erano polverose e asciutte. La polvere sollevata dai carri e dall’artiglieria ci si appiccicava addosso, rendendoci marroni come la polvere stessa.

Il 24 giugno, quando ormai il 5° reggimento confederato era penetrato in Pennsylvania e il morale era alto, un altro soldato scrisse sul suo diario:

La gente è molto arrendevole e ubbidisce docilmente alle nostre richieste. Credo che saremo in grado di fare molto, per arrivare a una pace onorevole.

Tuttavia la musica per i soldati sudisti cambiò il 27 giugno, quando il generale Lee venne a sapere da una spia civile che le forze dell’Unione erano vicine. Lee interruppe la sua avanzata nel cuore dell’America, per radunare le truppe a Gettysburg. Ma non fu così semplice; infatti il 30 giugno, nei dintorni della cittadina, il generale unionista John Buford Jr avvistò dei confederati nella periferia. Buford dispose immediatamente una linea difensiva, supponendo che l’armata di Lee fosse vicina. Il generale telegrafò al comando quel giorno stesso.

I confederati sono a quattro miglia dalla mia posizione.

Il generale nordista John Buford Jr.
Primo giorno di battaglia. 1 luglio 1863. Gettysburg.

I primi cannoni a sparare furono quelli nordisti del generale Buford, in prima linea.

Alle ore 10.00, il ventiquattrenne Rufus Dawse, tenente colonnello dell’armata nordista del Potomac, agli ordini del generale Buford, attaccò valorosamente i confederati, ma quella che dapprincipio sembrava una ritirata del nemico, divenne ben presto un attacco. I sudisti, ben protetti dietro una massicciata ferroviaria, ricambiarono pan per focaccia. Una mischia mortale per Dawse e i suoi uomini, che riuscirono a comunque a spuntarla contro i confederati, sopraffacendoli in venti minuti netti. 

Truppe confederate in marcia all’entrata di Gettysburg.

Gettysburg era circondata dai soldati confederati dell’armata di Lee. Ciò che sembrava un piccolo scontro casuale contro gli uomini del generale Buford, montò ben presto in qualcosa di molto più grande: una battaglia. La più grande combattuta in Nord America.

Il generale dell’Unione George G. Meade (ingegnere topografo) arrivò fresco di nomina sul campo di battaglia. La sua mente calcolò immediatamente la situazione e il generale individuò alcune colline alle spalle della città. Ordinò di creare delle difese su quei rilievi, in posizione sopraelevata; un vantaggio che non intendeva perdere entro la sera.

Il comandante dell’esercito nordista del Potomac, il generale Geroge G. Meade.

Il generale sudista Lee era invece determinato, quella mattina, e voleva vincere l’intera guerra, non solo quella battaglia. La sera precedente, il 30 giugno, aveva scritto sul suo diario:

Possiamo avere una grande opportunità, qui a Gettysburg.

Quel primo giorno di battaglia, il sergente unionista Amos Humiston, un ex baleniere arruolatosi dopo un discorso di Lincoln, fu respinto in città dai confederati del generale Ewell (sostituito dopo la morte di “Stonewall” Jackson); l’unità del sergente Humiston subì pesanti perdite; quello stesso pomeriggio il soldato verrà ferito al torace, morirà con la foto dei figli in mano poco dopo la mezzanotte per un emorragia interna. Quella foto fu pubblicata alla fine della guerra, due anni dopo, la moglie riconobbe i figli e fu finalmente riconosciuto anche il sergente (ancora non si usavano le piastrine di identificazione), cui venne dedicato un monumento.

IL generale sudista Thomas Jonathan Perez Jackson “Stonewall”. Dopo la morte gli successe il generale Ewell.

I nordisti avevano ordine di sparare a ogni soldato dell’Unione che si fosse rifiutato di fare il proprio dovere. Quando il tenente colonnello unionista Joshua L. Chamberlain lesse la missiva ne rimase perplesso e turbato; non poteva pretendere di più dai suoi uomini, che erano allo stremo da ormai parecchi mesi. Il tenente colonnello sapeva, però, che se avessero perso questa battaglia, le sorti della guerra sarebbero rimaste a favore dei confederati e niente li avrebbe fermati dal raggiungere la capitale, Washington D.C.

Alle quattro del pomeriggio la situazione dei confederati era molto buona, l’armata sudista della Virginia stava vincendo l’ennesima battaglia e Lee se ne rallegrò.

I generali confederati non si aspettavano una grande mole di soldati dell’Unione, ciò generò un po’ di confusione iniziale, poiché il nemico fu stimato in un numero minore; si aspettavano infatti solo una strenua resistenza da parte della popolazione locale. Lee non intendeva far del male ai civili, così mandò precisi dispacci relativi all’argomento.

Uccidere civili solo per difesa personale.

In un altro dispaccio Lee sembrò piuttosto irato verso alcuni ufficiali comandanti, così scrisse per tutti:

Dobbiamo colpire l’esercito Yankee e dobbiamo essere veloci.

I nordisti dettero ordine alla popolazione civile di nascondersi in casa e di non uscire; alcuni si nascosero addirittura nel caveau della banca. Le persone di colore, già dal 30 giugno, cominciarono a scappare verso nord, sulla Underground Railroad; sostanzialmente si trattava di un percorso di luoghi sicuri utilizzato dagli schiavi in fuga verso nord, diretti principalmente verso New York e Philadelphia. In caso di cattura i confederati non esitavano a mozzare gli orecchi e a recidere i tendini delle ginocchia, storpiandoli a vita.

Ufficiali nell’accampamento nordista di Gettysburg.

La ricchezza del sud dipendeva dalla schiavitù, principale fonte dell’economia per molti stati confederati, per un totale di 3,5 miliardi di dollari, per essere precisi.

I confederati nel tardo pomeriggio erano quindi in vantaggio. Lee ordinò al tenente generale Richard S. Ewell di conquistare due colline, sulle quali si erano ritirati i nordisti fuggiti dalla città. Ma il generale decise di attendere i rinforzi; questo, secondo gli storici moderni, è considerato uno dei grandi “se” della battaglia. Se avesse eseguito immediatamente l’ordine di Lee cosa sarebbe successo? I nordisti avrebbero avuto il tempo di rinforzare le difese con trincee di terra e tronchi? Non lo sapremo mai, la storia racconta altro.

Il generale sudista Richard S. Ewell.

Comunque quella prima sera la bandiera confederata sventolava sulla città di Gettysburg; i morti, in entrambi gli eserciti, erano migliaia e i feriti languivano in una sorta di limbo in attesa del verdetto dei medici, definiti “segaossa”, poiché spesso l’amputazione dell’arto ferito, mediante sega, era l’unica via di salvezza per il malcapitato.

Fortunatamente c’erano dei primi anestetici, come il recentemente scoperto cloroformio e la morfina, distribuita regolarmente. In ultima analisi si utilizzava il whisky per stordire il paziente. Un medico in genere impiegava dodici minuti per amputare; tuttavia gli strumenti non venivano puliti tra un intervento e un altro, troppa perdita di tempo, così le infezioni erano frequenti. Solo cinque feriti su dieci sopravvivevano a un’amputazione veloce sul campo di battaglia. 

I morti sul campo di battaglia.

Un’innovazione che ha reso la Guerra di Secessione Americana particolarmente sanguinosa è stata la palla di fucile di tipo Minié. La pallottola presentava una concavità posteriore e delle scanalature laterali che ne miglioravano la precisione e la gittata nei fucili.

Pallottole di tipo “Minié”.

Al momento dell’impatto, la palla Minié tendeva a fracassare l’osso, appiattendosi e lacerando i tessuti. Le alte concentrazioni batteriche presenti nelle scanalature mandavano velocemente in setticemia l’arto colpito; se non si fosse proceduto all’amputazione immediata, il soldato sarebbe certamente morto di cancrena in meno di 72 ore.

Amputazione di una gamba nel campo nordista.

I prigionieri, in entrambi gli eserciti furono parecchi, tuttavia rientravano nel patto di “Libertà condizionale”. 

Gettysburg. Foto che ritrae prigionieri confederati.

Stipulato da entrambi gli eserciti, tale patto prevedeva che il prigioniero fosse messo in una sorta di libertà, ma un pezzo di carta lo obbligava a non combattere, pena la morte immediata sul posto. In periodi dell’anno stabiliti, sia i nordisti sia i sudisti, si ritrovavano in territori neutrali per effettuare lo scambio dei prigionieri.

La sera il generale Robert  Lee scrisse sul suo diario:

Con la giornata di domani si decideranno le sorti di tutta la guerra.

Secondo giorno di battaglia. 2 luglio 1863. Gettysburg.

Quella mattina i generali di entrambi gli schieramenti si riunirono per stabilire i movimenti di battaglia di quel giorno. Il generale Lee era piuttosto inquieto:

Per ogni minuto che aspettiamo il nemico Yankee si rafforza sempre di più.

I confederati di Lee ebbero anche un grave problema: la cavalleria. Nella prima giornata infatti sembrava essere letteralmente scomparsa, per prelevare cibo e rifornimenti in un raid a sud, cosa che mandò su tutte le furie Lee, cieco sul campo di battaglia, fino a metà del secondo giorno, per giunta. La cavalleria, all’epoca, erano gli occhi e le orecchie di un esercito. Tuttavia Lee si scusò con il maggiore generale James Ewell Brown “Jeb” Stuart, comandante della divisione di cavalleria confederata; lo fece anche perché Stuart era un grande uomo di tattica e di coraggio, ammirato persino in Europa, in Inghilterra. I suoi cavalieri lo tenevano in grande considerazione, per la sua grande capacità di leadership e per il suo carisma.

Il generale confederato James Ewell Brown “Jeb” Stuart, comandante della cavalleria sudista.

Questo errore, tuttavia, non passò inosservato al generale nordista Meade, che in sole due ore organizzò i rinforzi sulle colline, approfittando dell’assenza della cavalleria confederata.

Gli storici moderni affermano che se i confederati avessero avuto sul campo due semplici walkie-talkie, avrebbero cambiato le sorti della guerra e della moderna America.

Ma anche i nordisti ebbero un problema da risolvere: Meade non aveva contatti telegrafici con il presidente Lincoln. Il telegrafo era infatti utilizzatissimo a scopi militari. I confederati, in qualche maniera, avevano abbattuto i pali del telegrafo. Meade utilizzò le bandiere di campo per inviare, in una sorta di codice morse, segnali ai reggimenti alle spalle, che poterono così comunicare con Washington.

I nordisti, specialmente Meade, riponevano grande fiducia nell’estremo fianco sinistro della difesa, comandato dal colonnello Chamberlain. I sudisti miravano alla  collina presidiata dal colonnello. Chamberlain resistette a una prima carica. Dopo pochi minuti ne seguì una seconda: resistette anche a quella. Il fumo denso dei moschetti riempì il bosco, ma i confederati non si arresero e ordirono una terza carica, calpestando persino i compagni morti, o feriti. 

I dintorni della cittadina erano tappezzati di cadaveri a perdita d’occhio.

I nordisti del colonnello resistettero ancora. I sudisti fecero una quarta carica, urlando come cani rabbiosi: il bosco era un inferno, i morti a centinaia. Chamberlain infine ordinò la carica per respingerli definitivamente, la tromba nordista suonò e gli Yankee attaccarono: i confederati non riuscirono a contrastarla e dovettero soccombere.

Il tenente colonello nordista Joshua L. Chambelain.

Il piano dei sudisti era quello di lanciare, all’attacco delle colline, due brigate alla volta.

Ogni trenta minuti due brigate e così via, spezzando le difese nordiste. Le urla di quel primo pomeriggio si mescolarono alle voci dei cannoni.

Il piano di Lee era comunque basato su informazioni sbagliate, a peggiorare il tutto fu la mancata presenza della cavalleria di Stuart, tutto ciò non permise di attaccare con un numero sufficiente di uomini il fianco sinistro, dove si trovava Chamberlain, che Lee sperava di far cadere il prima possibile.

I nordisti, d’altro canto, fecero un piccolo errore, assolutamente non gradito dal comandante in capo Meade; infatti il maggiore generale Daniel Sickles avanzò alla base della collina Cemetery Ridge, spezzando la linea di difesa unionista e lasciando un vuoto alle spalle. Lo fece senza ordini diretti, poiché era insoddisfatto della postazione assegnatali da Meade. Sickles, ricco proprietario di piantagioni, pieno di sé, egoista e spesso insubordinato (l’unica persona importante per Sickles era Sickles stesso, diceva spesso), con il suo comportamento rischiò di far perdere l’intera battaglia.

Il generale nordista Daniel E. Sickles, noto per aver contravvenuto agli ordini di Meade.

Quando i confederati attaccano, infatti, concentrano le energie direttamente sul III Corpo, comandato da Sickles, isolato; Sickles fu ferito da un cannone, che gli tranciò di netto una gamba e sventrò il cavallo che montava. I suoi stessi soldati esultarono, odiando il generale egoista; gli unionisti di Sickles, quelli vivi, si ritirarono nuovamente in collina, nel frattempo Meade aveva dovuto rinforzare il vuoto creato dal generale insubordinato. 

Il generale confederato James Longstreet, capo del primo corpo d’armata e braccio destro di Lee, definirà in futuro quelle tre ore di battaglia come quelle più sanguinose ed eroiche che si siano mai viste in tutta la guerra di secessione.

A Culp’s Hill la situazione era un bagno di sangue, le trincee nordiste resistevano agli attacchi confederati, che definirono quel bosco “Il recinto del massacro.”

Una delle colline difese dai nordisti: Little Round Top Hill.

Meade dispose i cannoni e fece un fuoco di sbarramento con l’artiglieria. La sera i combattimenti proseguirono, fino a tarda notte, soprattutto su Culp’s Hill. Tuttavia i confederati, superiori di numero, non avanzarono, pensando di avere davanti un nemico ben più numeroso, in cima alla collina: invece c’era un terzo dei soldati previsti, lassù. Ma la cosa peggiore fu che i confederati non seppero di trovarsi a meno di 400 metri dalle riserve, dalle provviste e dai depositi di artiglieria dell’esercito dell’Unione. Se solo avessero saputo, i confederati avrebbero potuto vincere la battaglia di Gettysburg.

Nella tarda giornata, la divisione del pittoresco e controverso maggiore generale George Pickett, arrivò al campo confederato; il generale assaporava la battaglia imminente, era impaziente di lasciare il suo segno sul campo, tra i valorosi. La sua occasione sarebbe presto arrivata, molto presto.

Secondo giorno di scontri. Sickles contravviene agli ordini di Meade e porta una divisione nordista alla base della collina, un errore che rischiò di far perdere la battaglia all’Unione.

La sera del secondo giorno, nel campo confederato non c’era una bella atmosfera. L’umore era molto basso, sia tra gli uomini sia tra gli ufficiali; il generale Lee si chiuse per ore nella sua casa, aveva bisogno di riflettere. Verso mezzanotte Lee  ebbe una nuova discussione tattica con Stuart, chiedendogli di eseguire i suoi ordini alla lettera. 

Terzo giorno di battaglia. 3 luglio 1863. Gettysburg.

All’alba il generale Lee si recò sul campo di battaglia e istruì personalmente due divisioni sulla tattica da adottare quel giorno; il generale ordinò di spaccare la linea centrale del fronte nordista, convinto che i federali avessero rafforzato le ali dello schieramento, diminuendo l’attenzione al corpo centrale. Longstreet espresse il suo dubbio in merito all’effettivo successo di tale manovra, ma Lee non intendeva cambiare idea. Il comandante dell’armata della Virginia era conscio che il giorno prima aveva sfiorato la vittoria e l’amaro in bocca era tangibile.

Il braccio destro di Lee, il generale confederato James Longstreet.

L’esitazione di Longstreet agli ordini di Lee (per ottimi motivi strategici tuttavia), fu usata come pretesto nei mesi successivi per la perdita della battaglia, ciononostante né nei mesi a seguire né negli anni successivi, il valore del generale Longstreet fu intaccato, tanto da dimostrarsi una delle più grandi personalità, persino del dopoguerra, molto rispettato anche dai nordisti stessi per il grande intelletto tattico militare.

Longstreet dispose le varie unità confederate, ordinando a Pickett di mantenere l’asse centrale e di caricare direttamente al centro, come voleva Lee.

I confederati lanciarono il primo attacco a Culp’s Hill, ma Lee si rese subito conto che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Alle 11 del mattino l’attacco alla collina era terminato, senza che i nordisti avessero mollato la difesa principale. Lee allora decise di lanciare l’offensiva decisiva: 12000 soldati comandati da Pickett per spezzare l’armata del Potomac.

Terzo giorno di scontri. I nordisti si chiudono a forma di amo sulle colline. I sudisti non riescono a fare breccia nelle formazioni difensive.

Lee però decise di dar voce prima ai cannoni della confederazione: 160 cannoni sudisti disposti su una linea di 3 km, contrastati da 100 cannoni nordisti: il più grande fuoco d’artiglieria di fila mai visto dapprima in Nord America. I tuoni delle cannonate raggiunsero i 70 km di distanza, gli artiglieri persero sangue dalle orecchie per ore e molti lamentarono movimenti delle viscere, a causa degli spostamenti d’aria.

Un cannone a canna liscia napoleonico da 12 libbre, molto usato nella Guerra di Secessione Americana.

Il cannone d’ordinanza dell’esercito unionista era a canna rigata; l’interno della canna era costruito con strisce di ferro battuto spesso dodici centimetri. Ideato nel 1861, era preciso e affidabile, con granate che esplodevano all’impatto.

La carica Shrapnel da 16 libbre con il suo carico di palle mortali.

Ma era possibile sparare anche le granate Shrapnel: queste scoppiavano in aria, sopra le teste dei nemici, davvero devastante. Entrambe le file adoperavano anche i cannoni napoleonici a canna liscia, caricati con il Canister; questa era una sacca esplosiva di latta con 28 palle di ferro al suo interno. Quando esplodevano, mutilavano qualsiasi cosa.

I confederati di Longstreet erano finalmente pronti per la carica finale al centro dello schieramento, lo stesso Pickett sembrava infervorato come un demonio, tanto da non riuscire a stare in sella, come raccontarono i suoi uomini. L’attacco, noto come “Carica di Pickett”, iniziò verso le tre del pomeriggio, dopo il fuoco d’artiglieria dei cannoni confederati.

Canister per cannoni, caricato con palle di ferro,

Come aveva previsto Longstreet, la carica fu un vero e proprio massacro. Lee era amareggiato. La cavalleria sudista di Stuart fece due attacchi durante tutta la giornata, uno avvenne fuori dall’area di Gettysburg, per colpire i carri di rifornimento dei nordisti, Stuart attaccò corpo a corpo, con la sciabola.

Al termine dell’attacco confederato, Lee aveva perso un terzo della sua armata, Pickett era disperato, la sua intera divisione era stata annientata, nonostante l’atto eroico dei suoi uomini. Lee radunò i suoi uomini e si prese la colpa di tutto quello che era successo in quei maledetti tre giorni, ma i suoi uomini lo difesero, confortando il vecchio generale.

Il generale sudista George E. Pickett, noto per l’attacco finale definito “Carica di Pickett”.

Il 4 luglio fu dedicato principalmente alla raccolta dei feriti, Lee rafforzò le linee difensive, aspettandosi un contrattacco da parte del generale Meade, cosa che non avvenne, poiché questi decise di non assumersene il rischio, cosa che fu in seguito criticata.

L’odore di morte era ovunque, cadaveri in decomposizione, sangue rappreso e feriti che strillavano in cerca di un aiuto. Quell’odore avrebbe perseguitato Gettysburg per molti mesi a seguire.

Un campo ospedale nella periferia di Gettysburg, nell’agosto del 1863.

Il 12 luglio, nove giorni dopo il termine della battaglia, i confederati in ritirata verso il Maryland furono inseguiti dai nordisti. Il soldato sudista Oliver W. Norton ricordò così quei giorni tragici:

Migliaia di uomini sono rimasti senza scarpe, ma continuiamo a combattere con coraggio, adesso possiamo finire la guerra… sono stanco, sfinito, non mi tolgo le scarpe da una settimana e a volte mi sdraio sotto la pioggia torrenziale.

Il 13 luglio gli esploratori nordisti riferirono che la colonna di carri, su cui  viaggiavano i feriti dell’esercito sudista, era lunga 24 km. 

Il 21 luglio i nordisti continuarono a incalzare i sudisti in scontri e inseguimenti di tipo guerriglia. L’armata confederata della Virginia decise di abbandonare 2000 dei 4000 carri da trasporto, per velocizzare la marcia verso sud. Tuttavia anche l’esercito nordista era stremato, migliaia di uomini morirono tra il 4 e il 20 luglio, per infezione da cancrena. I cavalli che trascinavano l’artiglieria dell’armata del Potomac erano esausti e morirono per il caldo e la fatica.

Carri e cadaveri di cavalli della confederazione, alla periferia di Gettysburg.

La fame perseguitava entrambi gli eserciti in marcia verso sud, inseguitori e fuggiaschi si ritrovarono talvolta faccia a faccia nei cespugli di rovi per mangiare more, in abbondanza, per poi spararsi a vicenda. 

Soldati della confederazione morti in una trincea.

Il generale Lee cercava di contrastare la caccia dei nordisti, emanava tre dispacci di ordini al giorno: all’alba, a mezzogiorno e a mezzanotte.

Il 30 luglio un sodato confederato scrisse:

I cavalli sono distrutti, riescono a stento a trascinare i cannoni. Stamattina hanno mangiato mais per la prima volta dopo 20 giorni.

Ad agosto avvennero diserzioni in massa nell’esercito sudista di Lee. I disertori ricatturati furono giustiziati sul posto.

Il morale dei nordisti, invece, si rafforzò notevolmente dopo Gettysburg. Capirono che Lee poteva essere affrontato e battuto. Per molti aspetti questa battaglia è stata la più significativa di tutta la Guerra di Secessione Americana, segnando un punto di svolta nella storia dell’America moderna.

Lo spirito d’indipendenza dei confederati, però, era più duro da sconfiggere di quanto si pensasse e la guerra durò per altri due sanguinosi anni.

Aaronne Colagrossi

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